Il fatto di cronaca
04.11.2025 - 13:53
Nella sua abitazione i militari hanno scoperto la droga suddivisa in piccoli involucri, due bilancini di precisione e materiale per il confezionamento. Il quarantenne è finito nel carcere di Larino.
LA RETATA SULLA COSTA MOLISANA
Un’abitazione ordinaria, su una costa che d’estate si riempie di famiglie e turisti. Dentro, invece, un’altra stagione: quella del microspaccio. Nelle scorse ore i Carabinieri della Compagnia di Termoli hanno arrestato a Campomarino un quarantenne originario della provincia di Foggia, già noto alle forze dell’ordine per reati legati agli stupefacenti. Durante una perquisizione domiciliare, i militari della Sezione Operativa hanno sequestrato 56 grammi di cocaina, due bilancini di precisione e oltre 4.000 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività illecita. La sostanza era suddivisa in piccoli involucri, “pronta per la cessione”, come annotano gli investigatori. Una fotografia nitida della filiera dello spaccio: dalla materia prima alle dosi, fino alla liquidità immediata.
IL CONTROLLO DEL TERRITORIO: UN’AZIONE MIRATA
L’operazione rientra in un servizio di controllo del territorio dedicato alla prevenzione del traffico di droga nel comune di Campomarino, attivato dalla Compagnia di Termoli con il supporto del Comando Provinciale dei Carabinieri di Campobasso. Non un intervento casuale, ma un’attività mirata a una zona considerata sensibile: il litorale molisano, crocevia tra le direttrici adriatiche e l’entroterra. La strategia è quella tipica dell’antidroga sul territorio: osservazione, riscontri, quindi la perquisizione. È lì che emergono i segni del lavoro di “taglio” e confezionamento: bilancini, materiale per incartare, contanti. Segni che, in un procedimento penale, assumono un valore indiziario in combinazione con il quantitativo sequestrato.
# LA PERQUISIZIONE E I RISCONTRI: LA CATENA DELLA PROVA
I dettagli operativi contano. Il ritrovamento della cocaina già suddivisa in più unità, accanto a strumenti di pesatura e confezionamento, descrive un presunto ciclo di spaccio già avviato. I contanti — oltre 4.000 euro — entrano in questo quadro come ipotetico provento della cessione al dettaglio. È una metodologia consolidata di lettura investigativa: ricostruire la finalità di spaccio non soltanto dalla quantità, ma dall’insieme degli elementi. Da qui la contestazione della violazione dell’articolo 73 del D.P.R. 309/1990, la norma cardine in materia di produzione, traffico e detenzione illecita di stupefacenti.
## IL PROFILO DELL’INDAGATO E LE GARANZIE
Il quarantenne, originario della provincia di Foggia e già segnalato per reati analoghi, è stato arrestato e trasferito alla Casa circondariale di Larino, a disposizione della Procura della Repubblica. Nella cronaca giudiziaria, il percorso è rigoroso: il fermo, le verifiche, l’udienza di convalida. E i diritti. Perché una cosa va ricordata: l’arresto non cancella le garanzie dell’indagato né sostituisce il processo. Si procede nel solco della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, mentre la custodia cautelare serve a tutelare esigenze specifiche indicate dalla legge, come il rischio di reiterazione del reato o l’inquinamento probatorio.
# IL QUADRO GIURIDICO: COSA PREVEDE L’ARTICOLO 73 DEL D.P.R. 309/1990
La contestazione dell’articolo 73 inquadra la detenzione ai fini di spaccio, distinta dalla detenzione per uso personale. Il discrimine, in giurisprudenza, non è mai soltanto numerico: contano il frazionamento in dosi, la presenza di strumenti per il confezionamento, i contanti in esubero e altri indici. È un mosaico probatorio, nel quale ogni tessera assume significato in rapporto alle altre. Proprio questo complesso di elementi pare avere orientato l’autorità procedente a ritenere sussistente la finalità di cessione.
## DAL SEQUESTRO ALLA MISURA CAUTELARE: LA TIMELINE
Il passaggio successivo è stato rapido. Nel corso dell’udienza di convalida del 31 ottobre, l’Autorità Giudiziaria ha convalidato l’arresto e applicato la custodia cautelare in carcere. Una decisione che segnala la gravità del quadro indiziario ipotizzato, ma che, al tempo stesso, è misura provvisoria e soggetta a controllo giurisdizionale nelle fasi successive. In parallelo, prosegue l’attività degli inquirenti per consolidare gli accertamenti sulla provenienza della sostanza e sulla rete di smercio, se esistente.
# CAMPOMARINO E TERMOLI: IL LITORALE SOTTO PRESSIONE
Perché proprio qui? La domanda non è retorica. Il basso Molise, con Termoli e Campomarino, vive la doppia condizione di territorio turistico e area di passaggio. Il contrasto allo spaccio si misura con la mobilità e la frammentazione del fenomeno, che spesso si manifesta in microstrutture fluide, rapide a disgregarsi e riformarsi. Nelle estati dei lungomari e nelle stagioni “vuote” dei piccoli centri, lo smercio al dettaglio trova nicchie, frequentazioni, opportunità. Lo sforzo delle forze dell’ordine è quello di “illuminare” queste zone grigie con servizi mirati, pattugliamenti, controlli su strada e verifiche domiciliari.
## LA RISPOSTA ISTITUZIONALE: UNA LINEA DI CONTINUITÀ
Dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Campobasso sottolineano “la costante attenzione dell’Arma nel controllo del territorio e nella prevenzione dei fenomeni legati alla diffusione di sostanze stupefacenti”. È una frase che, letta di sfuggita, può sembrare di rito. In realtà, dietro c’è una linea operativa: intensificare la prossimità, intercettare i segnali deboli, moltiplicare i canali informativi. Ogni sequestro — grande o piccolo — alimenta una mappatura dinamica dei flussi e delle abitudini criminali, indispensabile per calibrare le risorse.
### DOMANDE APERTE SULLA PREVENZIONE: OLTRE LA CRONACA DELL’ARRESTO
Cosa accade “prima” di un sequestro? La domanda è il cuore della prevenzione. Il contrasto al mercato della coca non si esaurisce con le manette: vive anche di educazione nelle scuole, sostegno alle famiglie, reti sociali capaci di riconoscere i segnali e chiedere aiuto. Il quadro emerso a Campomarino — dosi già pronte, strumenti e contanti — suggerisce un circuito di domanda che non si crea da un giorno all’altro. È qui che il presidio istituzionale deve incontrare il tessuto civile: associazioni, parrocchie, servizi socio-sanitari. Perché lo spaccio prospera dove la domanda resta silente e normalizzata.
## LA DIMENSIONE ECONOMICA: CONTANTI E “LIQUIDITÀ CRIMINALE”
I più di 4.000 euro sequestrati rappresentano il nervo del sistema: la liquidità. Il denaro circolante alimenta approvvigionamenti, consolidando microfiliere che resistono nel tempo. Sradicare queste economie informali significa colpire non solo la sostanza, ma i canali finanziari che la sostengono, seguendo le tracce dei flussi, incrociando dati, mettendo a sistema le informazioni. È un lavoro paziente, fatto di verifiche e riscontri, dove la cifra su un tavolo racconta spesso più di una parola in un verbale.
# LO SGUARDO LUNGO: LEGALITÀ QUOTIDIANA E FIDUCIA PUBBLICA
Ogni operazione riuscita è, insieme, risultato e promessa: risultato perché toglie dal circuito un quantitativo di droga e un presunto spacciatore; promessa perché ricorda ai cittadini che la rete di controllo c’è, funziona, si aggiorna. La vicenda di Campomarino, finita alla Casa circondariale di Larino dopo il passaggio per l’udienza del 31 ottobre, inserisce un tassello in un mosaico più ampio: quello della tenuta della legalità in territori che, per posizione e caratteristiche, richiedono un presidio costante. L’equilibrio tra repressione e prevenzione resta la bussola. E la domanda, inevitabile, ritorna: come trasformare un sequestro in un punto di svolta per la comunità? La strada passa dalla continuità dell’azione investigativa, dalla trasparenza istituzionale e da una corresponsabilità sociale che non lasci zone d’ombra.
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