Il caso
31.12.2025 - 22:49
In Abruzzo, tra Palmoli, San Buono e Vasto, la cronaca giudiziaria incrocia domande antiche: chi decide che cos’è “il meglio” per un minore, e secondo quali parametri?
Una famiglia divisa nella notte più lunga dell’anno. Un padre, Nathan Trevallion, che si dice “stanco e deluso”, una madre, Catherine Birmingham, che ammette che i “figli sono nervosi”, e tre bambini — due gemelli di 6 anni e una bambina di 8 — che trascorreranno il Capodanno lontani da casa. Cosa significa, davvero, la formula “inadeguatezza” quando a essere misurata è la vita ai margini, in un casolare nel bosco, con un cavallo, un asinello, galline, cani e gatti? E cosa succede quando la scelta educativa — l’unschooling — collide con le maglie della scuola dell’obbligo? In Abruzzo, tra Palmoli, San Buono e Vasto, la cronaca giudiziaria incrocia domande antiche: chi decide che cos’è “il meglio” per un minore, e secondo quali parametri?
# UNA FAMIGLIA DIVISA ALLA VIGILIA DEL NUOVO ANNO
Il 20 novembre il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento dei tre figli dalla “casa nel bosco” di Palmoli, ritenendo l’abitazione inadeguata alla crescita dei minori e sospendendo la potestà genitoriale a Nathan Trevallion e alla moglie Catherine Birmingham. Da allora la famiglia vive separata: i bambini sono ospitati in una casa-famiglia di Vasto, dove alloggia anche la madre; il padre è rimasto in Abruzzo, in un appartamento messo a disposizione dall’ex ristoratore di Ortona, Armando Carusi, in comodato gratuito fino a fine febbraio 2026. Nella giornata del 31 dicembre 2025, in un breve scambio di auguri con il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, Trevallion ha confidato di essere “stanco e deluso”. “Non mi resta che attendere”, ha aggiunto, fotografando la condizione sospesa in cui si trova: attesa di decisioni, perizie, incontri protetti. Catherine Birmingham, dal canto suo, avrebbe spiegato che i figli “sono nervosi” e che vorrebbero tornare “alla loro casa e agli animali”.
# IL PROVVEDIMENTO DELL’AQUILA: TRA TUTELA E LIMITI DELLA LIBERTÀ FAMILIARE
Il perno della decisione del tribunale, stando a quanto comunicato, riguarda due piani: l’ambiente domestico e l’istruzione. La “casa nel bosco” — il casolare in mezzo ai boschi di Palmoli — è stata ritenuta inadeguata, mentre sul versante scolastico la scelta dell’unschooling, soprattutto per la bambina di 8 anni, è risultata carente. È qui che il diritto incontra la vita concreta: la legge chiede che il minore sia educato e istruito, che l’ambiente sia sicuro e stabile; la famiglia rivendica una scelta di vita essenziale, a contatto con la natura, e un approccio educativo alternativo. La sospensione della responsabilità genitoriale, decisa il 20 novembre, è una misura grave e per sua natura temporanea: serve a proteggere, a fare chiarezza, a costruire un percorso. Nel nuovo anno, come previsto, saranno avviate le valutazioni psicologiche e si stanno vagliando ipotesi per il percorso scolastico dei tre bambini, con un’attenzione particolare alla maggiore.
# VIVERE NEL BOSCO: SCELTA DI LIBERTÀ O ZONA D’OMBRA?
Nathan Trevallion continua, ogni giorno, a prendersi cura del casolare e degli animali: un cavallo, un asinello, galline, cani e gatti. È un rito che somiglia a un filo teso tra passato e futuro. Dopo le incombenze, raggiunge San Buono, poco distante da Palmoli, e si ferma a casa di un amico della comunità dei neo-rurali insediata in zona. La sera rientra nell’alloggio messo a disposizione dalla famiglia Carusi. È un Abruzzo interno che resiste, fatto di paesi, strade secondarie e legami di prossimità. Un Abruzzo che, quando la cronaca diventa giudiziaria, ci ricorda che la marginalità non è sempre sinonimo di abbandono, ma può diventarlo se i servizi essenziali — scuola, sanità, mediazione sociale — non entrano nelle case così come dovrebbero. La scelta “neo-rurale” è per molti una fuga dal rumore, una risposta al logorio. Ma può diventare una zona d’ombra per i minori se non è accompagnata dalle garanzie di base: frequenza scolastica o esami annuali, controlli pediatrici, spazi adeguati. Il tribunale, con il suo linguaggio asciutto, chiama queste condizioni “adeguatezza”; la famiglia le chiama “stile di vita”. Come si conciliano?
# UNSCHOOLING E OBBLIGO DI ISTRUZIONE: COSA PREVEDE LA LEGGE
In Italia il diritto-dovere all’istruzione è sancito dalla Costituzione. L’istruzione parentale è possibile, ma richiede una dichiarazione formale alla scuola e, soprattutto, la verifica annuale delle competenze. L’unschooling — un apprendimento non strutturato, guidato dagli interessi del bambino — può coesistere con la legge solo se, alla prova dei fatti, il minore raggiunge gli obiettivi minimi. Nel caso dei Trevallion-Birmingham, l’istruzione della bambina maggiore “è risultata carente”, elemento che ha pesato nella decisione del Tribunale dell’Aquila. Questa è la faglia su cui si è consumato il contrasto: un metodo educativo che rifiuta programmi e valutazioni incontra un ordinamento che, per tutelare il minore, chiede traguardi verificabili. È una frizione reale, non ideologica: in gioco ci sono alfabetizzazione, socialità, prospettive future. Si può imparare osservando le stagioni in un bosco? Certo. Ma chi assicura che, domani, quella competenza si traduca in pari opportunità se mancano strumenti, esami, attestazioni?
# VISITE VIGILATE, CAPODANNO IN CASA-FAMIGLIA E I PROSSIMI PASSAGGI
La famiglia non passerà insieme la notte di Capodanno. Solo domani, giovedì 1 gennaio, il padre potrà incontrare i bambini nella casa-famiglia di Vasto: poche ore, con vigilanza degli operatori. Una precauzione che ha una doppia ragione: tutelare i minori nel percorso in corso e non creare disparità con gli altri bambini accolti nella struttura, per i quali valgono regole uniformi. Nei primi mesi del 2026 si apre la fase tecnica: valutazioni psicologiche, definizione del tragitto scolastico, verifica delle condizioni abitative. L’appartamento di Ortona, offerto in comodato da Armando Carusi fino a fine febbraio 2026, dà una finestra temporale e una possibilità concreta: riorganizzare il contesto, dimostrare affidabilità, riannodare un rapporto con i servizi territoriali. Ma basterà? Quanto incideranno le nuove soluzioni abitative e scolastiche nella valutazione dei giudici?
# LE PERSONE E I LUOGHI: UN TERRITORIO CHE FA ARGINE
C’è un dettaglio che racconta un pezzo d’Abruzzo: l’ex ristoratore di Ortona che apre casa, il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, che mantiene un filo di dialogo, gli amici di San Buono che danno appoggio. È la rete di prossimità che, spesso, tutela meglio di mille proclami. In queste storie, i confini tra solidarietà e istituzioni sono porosi: il sostegno del territorio può affiancare — non sostituire — l’intervento pubblico, rendendolo più umano. Allo stesso tempo, la prudenza è d’obbligo: quando si entra in una casa-famiglia si entra in un mondo di fragilità. Parole misurate, rispetto dei tempi e dei silenzi sono parte della cura. “Sono stanco e deluso”, dice Nathan Trevallion. È comprensibile. Ma il metro, in queste vicende, resta l’interesse dei minori. La stanchezza degli adulti, pur legittima, non può oscurare l’obiettivo: garantire ai bambini una crescita serena, istruzione effettiva, relazioni sicure.
# LE DOMANDE CHE RESTANO SUL TAVOLO
È davvero impossibile conciliare uno stile di vita sobrio, rurale, con le regole della scuola e le garanzie di un ambiente adeguato? L’unschooling può trovare spazio entro il perimetro, rigoroso ma non cieco, del nostro ordinamento? E ancora: quali sostegni concreti i servizi sociali possono offrire a famiglie che scelgono di vivere lontano dai centri, perché la distanza non si trasformi in isolamento educativo? Nel dossier Trevallion-Birmingham pesano i nomi e i luoghi: Palmoli e le sue colline, San Buono e la comunità dei neo-rurali, Vasto con la casa-famiglia, L’Aquila e il tribunale dei minori, Ortona e la casa offerta da Armando Carusi. Ma soprattutto pesa il calendario: 20 novembre, la sospensione della potestà; 31 dicembre, l’attesa; giovedì 1 gennaio, la visita vigilata. Sono date che segnano il tempo di una famiglia e che definiscono il margine d’azione di giudici e operatori.
# UNA PARTITA APERTA TRA DIRITTO E VITA QUOTIDIANA
La storia di Palmoli non è un’eccezione folkloristica: è un caso di scuola. Racconta la difficoltà di tenere insieme la grammatica istituzionale con la sintassi delle scelte individuali. Il bosco, gli animali, l’autosufficienza sono immagini potenti, quasi letterarie. Ma la crescita di un minore è fatta anche di orari, verifiche, vaccinazioni, maestre, compagni, corridoi di scuola. L’arte del compromesso — qui, come altrove — passa da accomodamenti concreti: un tetto conforme, una dichiarazione di istruzione parentale corretta, esami annuali superati, un patto educativo con i servizi. “Non mi resta che attendere”, dice il padre. L’attesa, in questi casi, non è tempo morto: è il tempo in cui si preparano i documenti, si accettano le valutazioni, si sistemano le cose che non vanno. È il tempo in cui si prova a trasformare una “casa nel bosco” in un luogo dove un giudice possa vedere non un rischio, ma una possibilità.
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