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Il fatto di cronaca

Donna di Foggia residente a Rotello, in Molise, investita e uccisa mentre va a trovare il figlio in ospedale

Anna Colonna, 69 anni, originaria della provincia di Foggia e da decenni residente a Rotello, è stata investita a Chieti mentre attraversava la strada per recarsi nella struttura sanitaria dove era ricoverato il figlio

una madre travolta davanti all’ospedale di chieti: indagato il conducente per omicidio stradale

Era partita da Rotello, piccolo centro del Molise dove viveva con la famiglia da decenni. Aveva raggiunto Chieti, preso una stanza in un bed and breakfast per restare vicina al figlio ricoverato. L’automobilista, 46 anni, è indagato per omicidio stradale. 

Una valigia, una stanza in un B&B, un figlio da raggiungere in ospedale. Poi, a pochi metri dalla meta, l’imprevisto che trasforma l’attesa in lutto. È la storia di Anna Colonna, 69 anni, originaria della provincia di Foggia e da decenni residente a Rotello (Campobasso), investita mercoledì sera a Chieti mentre attraversava la strada per recarsi nella struttura sanitaria dove era ricoverato il figlio. Trasportata in pronto soccorso in condizioni gravissime, è morta 24 ore dopo il ricovero. La notizia, diffusa il 9 gennaio 2026, ha scosso due regioni e una comunità intera. Perché il destino a volte somiglia a una curva cieca: non vedi il pericolo, e quando lo scorgi è già troppo tardi.

H1 | IL FATTO: L’IMPATTO A POCHI METRI DALL’OSPEDALE
Mercoledì sera, a ridosso dell’ospedale di Chieti, Anna Colonna viene travolta da una Renault condotta da un 46enne. La dinamica precisa è ora al vaglio degli inquirenti, ma un dato è certo: l’urto avviene “a pochi metri” dall’ingresso della struttura sanitaria. Soccorsa e condotta d’urgenza in pronto soccorso, le sue condizioni appaiono subito critiche. Il trasferimento in rianimazione è immediato, la battaglia dei medici dura un giorno intero. Dopo 24 ore di respiro sospeso, la donna si spegne ieri sera. I Carabinieri conducono le indagini; l’automobilista è indagato per omicidio stradale, la cornice penale che inquadra i casi di decesso conseguente a incidente.

H2 | IL VIAGGIO DI UNA MADRE: DA ROTELLO A CHIETI, PASSANDO PER UN B&B
Era partita da Rotello, piccolo centro del Molise dove viveva con la famiglia da decenni. Aveva raggiunto Chieti, preso una stanza in un bed and breakfast per restare vicina al figlio ricoverato. Un gesto ordinario e potentissimo insieme: l’ansia che ti spinge a essere presente, il bisogno di sentirsi a un passo, se non dalle cure, almeno dai corridoi dove si intrecciano attese, visite, notizie. È in quell’ultimo tratto, il più breve, che la traiettoria della vita di Anna si interrompe. Quante volte lo abbiamo fatto tutti, attraversare la strada davanti a un ospedale con la mente affollata, tra un orario di visita e una telefonata in reparto? Quante volte, proprio in quei luoghi, pedoni fragili e automobilisti stanchi si incrociano in una frazione di secondo che decide tutto?

H2 | INDAGINI IN CORSO: COSA SIGNIFICA L’IPOTESI DI OMICIDIO STRADALE
L’automobilista, 46 anni, è indagato per omicidio stradale. In casi come questo l’iscrizione nel registro degli indagati è un atto dovuto, che consente di svolgere tutti gli accertamenti necessari: rilievi planimetrici, acquisizione di eventuali immagini di videosorveglianza, valutazioni su velocità e condizioni dell’area, escussione di testimoni, analisi dei tempi di reazione e delle condizioni del fondo stradale. Saranno i Carabinieri a ricostruire la sequenza dei fatti, distinguendo tra ciò che è mera fatalità e ciò che, se accertato, può configurare una responsabilità. Ogni dettaglio conta: la posizione esatta dell’attraversamento, la visibilità, l’illuminazione, i flussi di traffico tipici di una zona ospedaliera. Ma finché le verifiche restano aperte, ogni giudizio è prematuro. La cronaca chiede misura, la giustizia pretende prove.

# H3 | L’AREA OSPEDALIERA E IL PARADIGMA DEL RISCHIO
“Pochi metri dall’ospedale” non è un’indicazione neutra: è lo spazio in cui convergono pazienti, familiari, ambulanze, operatori. Un microcosmo in cui la priorità dovrebbe essere la vulnerabilità dei pedoni. Strisce ben segnalate, illuminazione efficace, rallentamenti obbligatori, isole salvagente, tempi semaforici calibrati: in quanti contesti italiani queste tutele sono davvero al centro della progettazione viaria? La domanda è retorica, ma necessaria. Non per anticipare conclusioni sul caso di Chieti – che spetta agli inquirenti definire – bensì per collocare la vicenda in un quadro più ampio: davanti agli ospedali, il margine d’errore dovrebbe essere ridotto al minimo. Per tutti.

H2 | LA VOCE DEL PAESE: “UNA TRAGEDIA CHE COLPISCE TUTTI”
Da Rotello arriva il messaggio del sindaco Massimo Marmorini: “È una tragedia che colpisce tutti. Esprimo ai familiari il cordoglio di tutta la comunità.” Parole sobrie, quasi sussurrate, che restituiscono l’immagine di un paese raccolto e ferito. Il Molise piange una sua residente storica; la Puglia perde una figlia originaria; l’Abruzzo è la scena del dramma. Tre territori uniti da una linea sottile di strade provinciali e da un destino che, stavolta, ha cambiato direzione troppo in fretta. In controluce, la figura di una madre che ha scelto la vicinanza: un gesto normale, che oggi diventa memoria collettiva.

# H3 | IL TEMPO SOSPESO DEL “IERI SERA”
La notizia arriva il 9 gennaio 2026. Il racconto parla di un “ieri sera” come ultimo approdo, e di un mercoledì sera come punto d’impatto. Dentro questa scansione c’è tutto: l’immediatezza della ferita e l’urgenza delle risposte. Nel giorno e nella notte successivi, ogni ora è stata un confine: tra speranza e timore, tra la lotta in rianimazione e il rispetto del silenzio dovuto ai familiari. Anche la cronaca, qui, deve saper arretrare di un passo: nominare i fatti senza oltrepassare il confine del pudore.

H2 | LE DOMANDE GIUSTE: DALLA TECNICA ALLA RESPONSABILITÀ CONDIVISA
Cosa poteva essere diverso, in quel mercoledì sera? Il punto non è cercare un capro espiatorio a tutti i costi, ma comprendere se esistono margini strutturali di miglioramento. La sicurezza davanti agli ospedali non è una gentile concessione: è una necessità. E la responsabilità è un concetto a più voci. C’è la condotta del conducente, certo, su cui indagano i Carabinieri. C’è l’attenzione del pedone, che in contesti complessi deve essere massima. Ma c’è anche – e soprattutto – l’ambiente: la strada è un sistema, il fattore umano incide dentro una cornice che può attenuare o amplificare gli errori. Se i dettagli tecnici diranno che tutto era a norma, avremo più di una lezione da imparare ugualmente; se emergeranno criticità, il dovere sarà intervenire.

# H3 | IL LINGUAGGIO DELLA LEGGE E LA GRAMMATICA DEL DOLORE
L’ipotesi di omicidio stradale è una categoria giuridica; il lutto è un linguaggio senza categorie. Tra i due piani si gioca sempre la partita più difficile della cronaca: raccontare l’iter legale con rigore, senza sottrarre dignità alla storia personale. Un’indagine per omicidio stradale non è una condanna anticipata. È lo strumento con cui lo Stato ricostruisce i fatti e, se necessario, accerta le responsabilità. Intanto, la comunità rende omaggio alla vittima e si stringe attorno al figlio e ai familiari. È in questo abbraccio che la cronaca trova il suo limite e la sua ragion d’essere.

H2 | QUANDO LA SPERANZA È OLTRE LA STRADA: UN PROMEMORIA CIVILE
Un ospedale è il luogo dove si cerca una risposta, non dove si trova la fine. L’immagine di una madre che percorre l’ultimo tratto a piedi, con una stanza già prenotata per restare vicino al figlio, è la metafora potente di ciò che dovrebbe unire una comunità: proteggere chi sta attraversando un momento di fragilità. Possiamo tollerare che, davanti alle corsie della cura, la strada diventi un rischio aggiuntivo? O non dovremmo, piuttosto, considerare quell’area come uno spazio urbano di tutela prioritaria?

# H3 | OLTRE IL FATTO: IL DOVERE DELLA MANUTENZIONE MORALE
La ricostruzione dei Carabinieri chiarirà cosa è accaduto mercoledì sera a Chieti. Ma c’è un compito che non può attendere gli esiti delle indagini: riconoscere che la sicurezza stradale, specie in prossimità dei presidi sanitari, è una forma di manutenzione morale della convivenza. Non esistono soluzioni magiche, esistono attenzioni diffuse: segnaletica visibile, attraversamenti protetti, velocità moderata, educazione reciproca. Sono le piccole viti che tengono insieme il ponte tra la vita e il suo attraversamento quotidiano.

H2 | IL NOME, I LUOGHI, LA DATA: PER NON DIMENTICARE
Anna Colonna. Rotello, Campobasso. Chieti, Abruzzo. Provincia di Foggia. Mercoledì sera. Ieri sera. 9 gennaio 2026. Le coordinate essenziali di un evento che non è solo un titolo: è un prima e un dopo che si incastrano nella memoria di chi resta. Il sindaco di Rotello, Massimo Marmorini, ha parlato di una tragedia che “colpisce tutti”. È vero: colpisce perché è vicina, perché ci parla come automobilisti e come pedoni, come figli e come genitori. E perché ci ricorda che spesso la distanza tra la speranza e il dolore è, letteralmente, la larghezza di una carreggiata.

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