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Il questore Davide Della Cioppa lascia Isernia per Matera

Due anni dopo l’insediamento, il Questore della provincia di Isernia, Davide Della Cioppa, saluta il Molise per assumere un nuovo incarico a Matera.

il questore Davide Della Cioppa lascia Isernia: nuovo incarico a Matera e il valore della prossimità

Una “provincia sana, ricca di umanità e tradizioni, con un forte senso di appartenenza”, il ritratto che l'alto funzionario fa del capoluogo pentro e che, al di là dell’etichetta istituzionale, parla di una relazione costruita sul filo della fiducia.



UN PASSAGGIO DI TESTIMONE CHE RACCONTA UN TERRITORIO
Due anni dopo l’insediamento, il Questore della provincia di Isernia, Davide Della Cioppa, saluta il Molise per assumere un nuovo incarico a Matera. Un avvicendamento ordinario nella geografia della Polizia di Stato? Forse. Eppure le parole con cui il dirigente lascia la città  raccontano qualcosa di più: una “provincia sana, ricca di umanità e tradizioni, con un forte senso di appartenenza”. Un ritratto che, al di là dell’etichetta istituzionale, parla di una relazione costruita sul filo della fiducia. In un tempo in cui il tema della sicurezza oscilla tra percezione e realtà, tra richieste di controllo e bisogni di dialogo, il commiato di Della Cioppa diventa la fotografia di un metodo: vicinanza concreta ai cittadini, ascolto, presenza costante sul territorio. E allora la domanda sorge spontanea: cosa resta, quando una guida cambia? Resta un lessico – “legalità”, “rispetto reciproco”, “convivenza civile” – e un filo invisibile tra forze dell’ordine e comunità. È quel filo che andrà preservato e rilanciato, a Isernia come a Matera.

# LE PAROLE CHIAVE: FIDUCIA, DIALOGO, PROSSIMITÀ
“Ho ritenuto fondamentale che l’azione della Polizia di Stato fosse improntata alla vicinanza concreta ai cittadini”, ha sottolineato il Questore. Una frase che definisce un perimetro culturale, prima ancora che operativo. La sicurezza, ricorda Della Cioppa, “non è solo prevenzione e repressione dei reati, ma anche fiducia, dialogo e collaborazione quotidiana con la comunità”. Non è retorica: è l’architettura di un rapporto. La prossimità – nella scuola, nelle strade, nelle piazze, nel confronto con amministratori e associazioni – è una tecnologia sociale. È la “rete” che consente di prevenire, disinnescare conflitti, intercettare vulnerabilità. La fiducia non si decreta: si costruisce. E in due anni di lavoro, il Questore dice di aver trovato un territorio “autentico e prezioso”. Parole di cortesia? In parte sì, perché il cerimoniale conta. Ma sono anche un’indicazione politica, nel senso più alto del termine: dove esiste un senso di appartenenza, l’istituzione è meno percepita come “altro” e più come parte di un patto civile.

# ISERNIA, MOLISE: UNA “PROVINCIA SANA” E IL SIGNIFICATO ISTITUZIONALE
Definire Isernia “una provincia sana” è un gesto che pesa. Significa riconoscere una trama di relazioni che tiene: la collaborazione tra forze dell’ordine, autorità civili, militari e religiose; il dialogo con il mondo del lavoro, della scuola e dell’università; il raccordo con l’informazione, l’associazionismo e il volontariato. Un ecosistema. In un Paese che vive di differenze territoriali marcate, il Molise si conferma per Della Cioppa un laboratorio discreto ma solido, dove il senso civico e “l’attenzione al bene comune” – per usare le sue parole – costituiscono una risorsa non negoziabile. Non è un dettaglio che il saluto del Questore sia soprattutto un ringraziamento. Le transizioni funzionano quando la gratitudine è più che un atto formale: è il riconoscimento di una responsabilità condivisa. Come una staffetta, in cui il testimone è la fiducia pubblica.

# MATERA ALL’ORIZZONTE: COSA PORTA CON SÉ IL QUESTORE
Nuovo territorio, nuove priorità, ma stessa grammatica della prossimità. Matera, capitale di una Basilicata che negli ultimi anni ha vissuto una stagione di sviluppo e visibilità, è anche un contesto che chiede equilibrio: tutela dell’ordine pubblico, cura dei flussi che animano il territorio, attenzione alle fragilità sociali. Della Cioppa arriva con un bagaglio dichiarato: un metodo fondato sull’ascolto e sulla presenza. È un capitale spendibile ovunque, perché universale è il bisogno di sicurezza “utile”, quella che riduce le distanze e non le aumenta. La domanda è: come si innesta questo metodo in una nuova realtà? La risposta, per definizione, matura sul campo. Ma se la rotta resta quella indicata – “vicinanza concreta”, “dialogo”, “collaborazione” – il solco appare tracciato.

# IL RUOLO DEL QUESTORE OGGI: TRA ORDINE PUBBLICO E COESIONE SOCIALE
Nel lessico istituzionale, il Questore è il vertice provinciale della Polizia di Stato, garante dell’ordine e della sicurezza pubblica. Ma negli ultimi anni la figura ha assunto una connotazione più ampia: non solo responsabile operativo, ma anche regista di reti, facilitatore di processi, mediatore tra diritti e doveri. È un mestiere che si gioca spesso fuori dai riflettori, nella manutenzione quotidiana della convivenza.

## IL METODO: ASCOLTO E PRESENZA, NON SOLO REPRESSIONE
“Prevenzione e repressione” restano pilastri. Ma Della Cioppa insiste su un terzo elemento: la relazione. È la differenza tra un sistema che insegue le emergenze e uno che prova ad anticiparle. È la logica dei “piccoli ponti” costruiti con scuole e università, con le realtà associative e il volontariato, con i rappresentanti del lavoro. Una logica che rende le comunità più resilienti, capaci di riconoscere i segnali deboli del disagio e di attivare risposte prima che il problema esploda.

## LA RETE DELLE ISTITUZIONI: SCUOLA, LAVORO, ASSOCIAZIONI
Il lungo elenco di ringraziamenti non è rituale burocratico, è mappa operativa. Autorità civili e militari, amministratori, mondo dell’informazione: tasselli che, se coordinati, compongono un mosaico efficace. L’idea è chiara: la sicurezza è un bene relazionale, prodotto dalla cooperazione. In questo senso, il “grazie” è un dispositivo di responsabilizzazione reciproca. Dice a ciascuno: il tuo pezzo conta.

# DOMANDE APERTE E SFIDA DEL RICAMBIO
Cosa accade quando un ciclo si chiude e se ne apre un altro? L’istituzione, per natura, garantisce continuità. Ma ogni cambio di guida è anche un’opportunità per verificare la tenuta del metodo. La “provincia sana” evocata da Davide Della Cioppa è tale perché ha coltivato un “forte senso di appartenenza”. Chi verrà dopo – a Isernia come altrove – eredita non solo dossier e statistiche, ma un clima, una fiducia guadagnata giorno dopo giorno. La sfida è non disperderla. Il commiato interpella anche la cittadinanza: la sicurezza è un prodotto sociale, come l’aria che respiriamo. Se in due anni si è consolidata una cultura della collaborazione, allora il ricambio può essere non un’interruzione, ma un rilancio.

## IL PESO SIMBOLICO DEI RINGRAZIAMENTI
C’è un passaggio che merita attenzione: il ringraziamento ai media e al mondo dell’informazione. In tempi di informazione accelerata, la relazione tra questure e giornalisti è terreno delicato. Il richiamo alla “collaborazione leale e proficua” è una scelta di campo. Significa riconoscere che raccontare la sicurezza con misura e responsabilità fa parte della costruzione del bene comune, esattamente come pattugliare una strada o coordinare un servizio.

# PERCHÉ QUESTE PAROLE CONTANO OLTRE ISERNIA
Si potrebbe liquidare tutto come un addio di circostanza. Sarebbe un errore. In controluce, nelle frasi di Davide Della Cioppa, c’è la fisionomia di una sicurezza matura: meno muscolare, più dialogica; meno spettacolare, più quotidiana. Quando un Questore afferma di lasciare una provincia “ricca di umanità” e saluta “con il più cordiale saluto e i migliori auguri per il futuro”, non consegna solo un biglietto da visita: indica la rotta di un’amministrazione che vuole essere dentro la comunità, non sopra. Matera sarà il nuovo banco di prova. Isernia resta con un patrimonio di fiducia che non va sprecato. E in questa staffetta, tra Molise e Basilicata, tra passato recente e nuovo incarico, riaffiora una verità semplice: la sicurezza funziona quando è una conversazione continua, non un monologo. È un patto che si rinnova ogni giorno, nelle aule scolastiche e nei consigli comunali, nelle redazioni e nelle parrocchie, nelle fabbriche e nelle associazioni. È lì che le parole diventano fatti, e i saluti – se sinceri – si trasformano in eredità.

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