L'iniziativa
05.02.2026 - 14:51
Il primo atto della giornata si apre alla villa comunale. Qui, stand tematici su lealtà, servizio, solidarietà e libertà trasformano lo spazio in una piccola agorà del quotidiano. Poi, la città si mette in cammino. Sono i bambini a guidare la marcia colorata che attraversa il centro storico fino all’aula magna diocesana.
# UN RITO CIVICO E INTERRELIGIOSO NEL CUORE DI ISERNIA
C’è un filo, sottile e resistente, che attraversa le comunità quando la tensione del presente si fa più acuta: la volontà di ritrovarsi, guardarsi negli occhi e dirsi, insieme, che la pace è un verbo al presente. Domenica 8 febbraio, a partire dalle ore 15.30, Isernia si stringe attorno al suo consueto appuntamento decennale per la pace promosso dall’Azione Cattolica della diocesi di Isernia-Venafro. Un evento aperto a tutti, nel segno del dialogo interreligioso e dell’impegno condiviso, che trasforma il centro storico in un laboratorio a cielo aperto di convivenza, educazione civica e responsabilità. L’idea è semplice e radicale a un tempo: mettere al centro i bambini e le famiglie, invitare le fedi a pregare fianco a fianco, portare i temi più spinosi del nostro tempo – violenza, bullismo, violenza sulle donne, guerra – in uno spazio pubblico che sappia accoglierli con maturità e speranza. Si parte dalla villa comunale, si cammina attraverso il cuore della città, si approda all’aula magna diocesana; un percorso che è anche una metafora: dalla piazza alla coscienza, dalla strada alla parola condivisa.
# DALLA VILLA COMUNALE UN ITINERARIO DI VALORI CONDIVISI
Il primo atto della giornata si apre alla villa comunale. Qui, stand tematici su lealtà, servizio, solidarietà e libertà trasformano lo spazio in una piccola agorà del quotidiano. Non slogan, ma parole-ponte, capaci di legare l’etica individuale a un bene comune concreto. I partecipanti possono votare le poesie del concorso scolastico “Una poesia per la pace”, contribuire a progetti di solidarietà, lasciare messaggi di speranza. È un gesto semplice, eppure incisivo: la pace non si annuncia soltanto, si pratica nei dettagli – in un verso ben scelto, in un biglietto lasciato su un tavolo, in un contributo destinato a chi ha meno. La fase iniziale si conclude con una preghiera interreligiosa: un “segno” che vale più di molte parole. Perché mettere insieme credenti ortodossi, musulmani, buddisti e cattolici non è un esercizio di stile: è un investimento sul futuro. La liturgia della pluralità, quando trova forma pubblica, diventa un antidoto alla disinformazione e alla diffidenza.
# LA MARCIA DEI BAMBINI: PEDAGOGIA IN MOVIMENTO
Poi, la città si mette in cammino. Sono i bambini a guidare la marcia colorata che attraversa il centro storico fino all’aula magna diocesana. Perché affidare a loro il passo della pace? Perché l’educazione, se vuole incidere, ha bisogno di simboli viventi. Quando i più piccoli aprono il corteo, chi guarda si riconosce in un’idea elementare e potente: la pace comincia prima di tutto nella capacità adulta di proteggere l’infanzia e di ascoltarne il linguaggio – diretto, ironico, esigente. Questa “pedagogia in movimento” fa qualcosa che un convegno non può fare: restituisce al corpo della città il ritmo di una scelta collettiva. Non c’è neutralità nei tempi che viviamo; camminare insieme significa dichiarare che l’indifferenza non è un’opzione.
# VOCI E SGUARDI: GLI INTERVENTI DALL’AULA MAGNA DIOCESANA
All’arrivo in aula magna, il programma si fa corale. Canti, preghiere interreligiose, video e riflessioni affrontano i nodi del presente: violenza, bullismo, violenza sulle donne, guerra. È qui che la parola si misura con la complessità. Sono previsti gli interventi di don Paolo Miotti del Sermig – Arsenale della Pace di Torino e di mons. Camillo Cibotti, insieme all’arcivescovo di Campobasso-Bojano, mons. Biagio Colaianni, e ai rappresentanti dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai di Roma. Le autorità civili e religiose completano un quadro che dice, senza giri di frase: la pace, per essere credibile, chiede responsabilità istituzionali e volontà personale. Nel corso dell’incontro saranno premiate le poesie vincitrici di “Una poesia per la pace”. Un dettaglio? Non proprio. Dare la parola ai ragazzi – e riconoscerne pubblicamente il valore – significa investire su un’alfabetizzazione emotiva e civica che è il primo argine contro il bullismo e ogni forma di violenza.
# UNA RETE CHE PARLA AL TERRITORIO
Accanto all’Azione Cattolica, l’iniziativa vede il coinvolgimento di gruppi religiosi ortodossi, musulmani e buddisti e di numerose associazioni: OFS, Araldini, Focolarini, Movimento per la Vita, Apostolato della Preghiera, UCID, Comunità di Sant’Egidio, Caritas, Comunione e Liberazione. È una mappa di presenze che racconta un territorio vivo, capace di fare rete oltre le differenze. L’unità nella diversità, qui, smette di essere formula e diventa prassi: ci si riconosce nel servizio, nella prossimità, nel mutuo soccorso. Questa coralità è la migliore risposta a un clima spesso polarizzato. Isernia sceglie la strada opposta: costruire, con pazienza, un vocabolario comune fatto di gesti più che di proclami. Anche l’attenzione riservata ai temi della violenza sulle donne e della guerra segnala una consapevolezza matura: non c’è pace senza giustizia, e non c’è giustizia senza una cultura del rispetto che parta dai luoghi quotidiani.
# PACE COME PRASSI: DAI MESSAGGI AL BUFFET MULTICULTURALE
La manifestazione si chiude con un buffet multiculturale, simbolo di integrazione e rispetto reciproco. Sembra un dettaglio conviviale; in realtà è una lezione politica nel senso alto del termine. Sedersi allo stesso tavolo, assaggiare “l’altro” anche nelle sue ricette, riconoscere la ricchezza delle differenze: è il modo più semplice per disattivare stereotipi e paure. La pace si costruisce così, con la logica della casa più che con quella della fortezza. E i messaggi lasciati agli stand? Diventano una memoria attiva. Raccolti, letti, discussi, restituiscono ai cittadini uno specchio: che cosa chiediamo alla nostra città? Che cosa siamo disposti a fare, oltre la giornata-evento?
# UNA GIORNATA, MOLTE QUESTIONI APERTE
La marcia di domenica 8 febbraio non pretende di esaurire i problemi che affronta. Al contrario, li mette in fila e li rende discutibili nello spazio pubblico. Bullismo e violenza sulle donne non sono emergenze episodiche, ma fenomeni complessi che chiedono continuità educativa, strumenti nelle scuole, reti tra famiglie, parrocchie, associazioni, istituzioni. La guerra, poi, segna l’immaginario con un senso di impotenza che solo iniziative locali, tangibili, possono bilanciare: se non possiamo fermare i conflitti, possiamo però sottrarre terreno alla cultura dell’odio. In questo quadro, il ruolo dei media locali è decisivo. Il racconto di appuntamenti come questo – come dimostrano l’impegno e l’attenzione delle testate territoriali, tra cui isnews.it – dà visibilità al tessuto associativo e ne moltiplica l’impatto, favorendo partecipazione e trasparenza.
# PERCHÉ ESSERCI: LA RESPONSABILITÀ DELLA CITTADINANZA
L’invito è esplicito e semplice: la cittadinanza tutta è chiamata a partecipare, per affermare con gesti concreti fraternità, unione e pace. La domanda, allora, è inevitabile: che cosa resta di una marcia quando le bandiere si arrotolano e le luci si spengono? Resta una traccia – nei bambini che hanno guidato il corteo, nelle parole ascoltate, nelle poesie premiate, nei saluti scambiati tra credenti di fedi diverse. Resta l’idea che la pace non è un sentimento, ma un mestiere collettivo. Isernia lo conferma con una regolarità che ha il sapore delle buone abitudini. L’appuntamento decennale dell’Azione Cattolica della diocesi di Isernia-Venafro ha il pregio della continuità: educa, connette, cura. E ricorda che la pace, come una lingua straniera, si impara praticandola ogni giorno: una parola alla volta, una mano alla volta, una strada alla volta.
edizione digitale
Autorizzazione Tribunale di Campobasso n. 18/10 del 25/08/2010. Direttore responsabile: Antonio Blasotta. Luogo di pubblicazione: Campobasso. Mail: redazione@ilnuovomolise.it Tel. 392.9700990