L'inchiesta
04.03.2026 - 15:23
L'indagine condotta dai Carabinieri di Bojano, con il supporto del Nucleo Ispettorato del Lavoro, ha portato al rilascio di un numero consistente di certificazioni obbligatorie in materia di sicurezza senza il pieno rispetto degli standard previsti dalla legge
Che valore ha un attestato se non corrisponde a una formazione reale? Nel mondo del lavoro, dove procedure, dispositivi e comportamenti corretti salvano vite, un pezzo di carta può essere scudo o trappola. A Campobasso, un’indagine della Procura della Repubblica e dei Carabinieri della Compagnia di Bojano, con il supporto del Nucleo Ispettorato del Lavoro, ha acceso i riflettori su un centro di formazione accreditato a livello nazionale che, secondo gli investigatori, avrebbe rilasciato un numero consistente di certificazioni obbligatorie in materia di sicurezza senza il pieno rispetto degli standard previsti dalla legge. Dodici persone risultano coinvolte nella fase delle indagini preliminari; nel mirino anche numerose aziende di diversi comparti produttivi che avrebbero usufruito di quei percorsi formativi.
# IL CUORE DELL’INCHIESTA: ATTESTATI NON CONFORMI E CORSI “SENSIBILI”
Le verifiche, coordinate dalla Procura di Campobasso e condotte dalla Compagnia di Bojano con gli specialisti del Nucleo Ispettorato del Lavoro, hanno riguardato la regolarità degli attestati previsti dal Testo unico sulla sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/2008). Nel dettaglio, l’attenzione si è concentrata su certificazioni considerate particolarmente delicate: - i corsi per addetti alle emergenze antincendio; - le abilitazioni per la conduzione di mezzi agricoli, in particolare trattori e attrezzature connesse. Perché proprio questi corsi? Perché meno di altri tollerano approssimazioni: le competenze richieste implicano una formazione effettiva, con moduli teorici e prove pratiche che preparino a gestire emergenze reali o a manovrare macchinari potenzialmente pericolosi. Se la carta non corrisponde alla sostanza, il rischio si trasferisce direttamente nei campi, nei cantieri, nei capannoni.
# METODOLOGIA E QUADRO PROBATORIO: DOCUMENTI, RISCONTRI E VERIFICHE MIRATE
L’attività investigativa, nata nell’ambito dei controlli disposti dal Comando Generale dell’Arma per contrastare il caporalato in agricoltura ed estesa a tutta la provincia di Campobasso, ha seguito tre direttrici: - acquisizioni documentali presso il centro di formazione e le imprese coinvolte; - analisi puntuale degli attestati rilasciati, con attenzione a date, programmi e firme; - verifiche mirate sui corsi organizzati, per valutare la coerenza tra la formazione dichiarata e quella effettivamente erogata. È qui che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, emergerebbero scostamenti dagli standard di legge. La posizione di dodici persone è all’esame degli inquirenti, così come quella di numerose aziende che avrebbero utilizzato tali certificazioni per l’adempimento degli obblighi formativi dei lavoratori. Resta fermo, come previsto dalla legge, il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale pronuncia definitiva.
# ANTINCENDIO E TRATTORI: DOVE LA FORMAZIONE FA LA DIFFERENZA
Un estintore si usa in pochi secondi, ma si impara in molte ore. Un trattore parte con una chiave, ma si controlla con attenzione, tecnica e prontezza. Ecco perché gli attestati per addetti antincendio e per la conduzione dei mezzi agricoli non sono meri requisiti formali: sono il punto di arrivo di un percorso che deve trasferire competenze pratiche. Un diploma timbrato non spegne un incendio e non evita un ribaltamento in collina: servono esercitazioni, prove, simulazioni, addestramento sui dispositivi e consapevolezza del rischio. Quando la formazione si riduce a modulistica, l’anello debole diventa la persona esposta al pericolo.
# DAL CAPORALATO ALLA SICUREZZA: UN FILO CHE LEGA CONTROLLI E TUTELE
È significativo che l’indagine sia germogliata all’interno dei controlli contro il caporalato. Sfruttamento della manodopera e compressione della sicurezza spesso camminano insieme: compressione dei costi, turni serrati, rincorsa alla produttività possono tradursi in scorciatoie su presidi fondamentali, come la formazione. Estendere i riscontri alla filiera degli attestati significa, in questa prospettiva, colpire non solo l’abuso nei campi, ma anche le zone d’ombra che possono annidarsi nella macchina della prevenzione. Una domanda, allora, sorge spontanea: quanto vale davvero il prezzo più basso di un corso se, alla prova dei fatti, aumenta il rischio a carico di chi lavora?
# IMPRESE E LAVORATORI: RISCHI LEGALI, ORGANIZZATIVI E REPUTAZIONALI
Per le aziende coinvolte, l’eventuale irregolarità degli attestati può tradursi in una triplice esposizione: - legale, per la non conformità agli obblighi del D.Lgs. 81/2008 e delle norme specifiche di settore; - organizzativa, perché la formazione inefficace si riflette su procedure, audit e continuità operativa; - reputazionale, dal momento che la fiducia di clienti, comunità locali e partner si costruisce anche sulla solidità delle tutele interne. C’è poi un elemento pratico: in caso di infortunio, attestati non conformi possono complicare la gestione assicurativa e aprire a contenziosi. Sul fronte opposto, per i lavoratori, un percorso formativo reale è un investimento in sicurezza e occupabilità: saper usare un presidio antincendio, condurre un mezzo agricolo in sicurezza, riconoscere un rischio prima che si materializzi fa la differenza tra un “quasi incidente” e un evento grave.
# ACCREDITAMENTO NON È SINONIMO DI ESENZIONE DAI CONTROLLI
Il centro finito sotto la lente risulta accreditato a livello nazionale. Un aspetto che merita una riflessione: l’accreditamento è un prerequisito di qualità, non uno scudo permanente. Come in una catena di montaggio, la qualità si verifica a ogni passaggio. Programmi, ore, docenti qualificati, prove pratiche, tracciabilità: ogni tassello va controllato. La vigilanza pubblica e la due diligence delle imprese committenti sono complementari, non alternative.
## COME RICONOSCERE UN PERCORSO FORMATIVO SOLIDO
- chiarezza del programma, con moduli teorici e pratici esplicitati; - docenti con qualifiche verificabili e esperienza sul campo; - registri presenze e valutazioni finali tracciate e conservate; - esercitazioni pratiche documentate, soprattutto per antincendio e uso attrezzature; - rilascio dell’attestato solo a esito di prova idoneativa.
# LE PAROLE DELLA LEGGE E IL PESO DELLA RESPONSABILITÀ
Il Testo unico impone formazione, informazione e addestramento adeguati e aggiornati. L’adeguatezza si misura non sui numeri delle aule, ma sulla capacità di incidere sui comportamenti di chi lavora. In altri termini: la prevenzione non è burocrazia, è cultura organizzativa. E la cultura si alimenta con standard chiari, controlli efficaci e responsabilità lungo tutta la filiera, dai centri di formazione alle imprese.
# DOMANDE APERTE E PROSSIMI PASSI
L’inchiesta sul territorio di Campobasso, con la Compagnia di Bojano e il Nucleo Ispettorato del Lavoro in prima linea, lascia sul tavolo alcune questioni chiave: - come rafforzare i controlli a campione sui corsi più critici; - come premiare le buone pratiche e disincentivare la corsa al ribasso; - come aiutare le PMI a orientarsi tra offerte formative, evitando derive opportunistiche. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e per tutte le persone coinvolte vale la presunzione di innocenza. Ma la realtà delle fabbriche, dei cantieri e dei campi non attende. Un incendio non concede proroghe, un trattore non ammette distrazioni. Se la prevenzione è la nostra rete di sicurezza, ogni maglia deve reggere: la carta conta, ma conta di più ciò che insegna.
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