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Il caso di cronaca

S'indaga nel cellulare di Andrea Costantini per la sua morte nel frigorifero di un supermercato a Termoli

A distanza di mesi, quel silenzio gelido si riempie di nuovi tasselli investigativi: alla Procura della Repubblica di Larino è stata depositata una relazione tecnica sul suo telefono cellulare

morte nel frigorifero del supermercato a termoli: indagini sul cellulare e sfida alla sicurezza sul lavoro

La perizia autoptica, attesa indicativamente per la metà di aprile, sarà la pietra angolare per circoscrivere ipotesi e scenari. In casi che coinvolgono ambienti a bassa temperatura, l’autopsia può in genere contribuire a distinguere tra cause traumatiche, fisiologiche o ambientali, e a correlare fattori sanitari pregressi con le condizioni operative



LA MORTE DI ANDREA COSTANTINI CHE SCUOTE TERMOLI: UN CASO CHE PARLA ANCHE DI LAVORO
Settembre scorso, Termoli. In una cella frigorifera di un supermercato della cittadina molisana, in provincia di Campobasso, viene trovato senza vita Andrea Costantini, 38 anni, originario di Penne (Pescara). Oggi, a distanza di mesi, quel silenzio gelido si riempie di nuovi tasselli investigativi: alla Procura della Repubblica di Larino è stata depositata una relazione tecnica sul suo telefono cellulare. È un passaggio significativo, perché in un’epoca in cui le tracce digitali raccontano abitudini, orari, contatti e movimenti, anche lo smartphone può diventare una sorta di “scatola nera” del lavoro quotidiano. L’iniziativa rientra nelle indagini difensive svolte nell’interesse di Angela DiLeva, la donna con cui Costantini conviveva. A coordinarle è l’avvocata del foro di Larino, Paola Cecchi, mentre le operazioni sono state eseguite da un consulente informatico forense qualificato, Luca Mercatanti, con studio in Viareggio, utilizzando strumenti professionali di digital forensics. La relazione è stata depositata insieme al dispositivo, sempre presso la Procura di Larino. “Nel rispetto del segreto istruttorio e del lavoro dell’autorità giudiziaria – dichiara l’avvocato Cecchi – è doveroso non divulgare in questa fase il contenuto dell’analisi tecnica, che costituisce parte integrante delle attività investigative. Posso tuttavia confermare che le indagini difensive sono ormai in fase di conclusione e, che, ogni eventuale elemento ritenuto rilevante sarà preliminarmente portato all’attenzione della Procura della Repubblica”. Termoli, 16 marzo 2026, ore 14.54: la notizia corre veloce, ma il tempo della giustizia resta lento e misurato. “Si resta in attesa del deposito della perizia autoptica, previsto indicativamente per la metà del mese di aprile, che rappresenterà un passaggio fondamentale per la piena ricostruzione dei fatti”, aggiunge il legale. E avverte: “Solo all’esito di tutti gli accertamenti tecnici sarà possibile comprendere quanto accaduto effettivamente. La difesa continuerà a operare con il massimo rigore e prudenza, nell’esclusivo interesse dell’accertamento della verità”.

# DATI DIGITALI COME “SCATOLA NERA”: PERCHÉ IL CELLULARE PUÒ ESSERE DECISIVO
Che cosa può raccontare un cellulare su un turno di lavoro? Più di quanto si immagini. Orari di accesso e uscita, messaggi a colleghi e familiari, chiamate a responsabili, note vocali, perfino app di gestione del personale o sistemi di timbratura: il perimetro digitale fornisce un contesto temporale e relazionale che, incrociato con le altre perizie, aiuta a ricostruire la sequenza dei fatti. Non è una verità in sé, ma un mosaico di indizi che, se coerenti, possono rafforzare o smentire piste investigative. Nel caso di Andrea Costantini, la digital forensics lavorerà in sinergia con le analisi medico-legali e gli accertamenti sugli ambienti di lavoro e sulle procedure interne. È un approccio integrato che sempre più spesso trova spazio nelle indagini relative ad eventi in ambito lavorativo, specie quando l’episodio si verifica in luoghi tecnici e regolamentati come le celle frigorifere.

# L’ATTESA DI METÀ APRILE: IL PESO DELLA PERIZIA AUTOPTICA
La perizia autoptica, attesa indicativamente per la metà di aprile, sarà la pietra angolare per circoscrivere ipotesi e scenari. In casi che coinvolgono ambienti a bassa temperatura, l’autopsia può in genere contribuire a distinguere tra cause traumatiche, fisiologiche o ambientali, e a correlare fattori sanitari pregressi con le condizioni operative. Ma è la convergenza degli accertamenti – medico-legali, tecnici, digitali e organizzativi – a consentire una lettura coerente. Può sembrare un percorso tortuoso, ma è il prezzo della certezza: meglio un’analisi un giorno più lunga che un dubbio che resti per sempre.

# CELLE FRIGORIFERE E GRANDE DISTRIBUZIONE: RISCHI SOTTOVALUTATI?
Una cella frigorifera è un luogo di lavoro particolare: temperature molto basse, porte a chiusura ermetica, possibili malfunzionamenti di sensori e sistemi di allarme, procedure di accesso rigorose. Un difetto di manutenzione, un errore di manovra, una catena di comunicazioni interrotta possono trasformare un’area sicura in una trappola. Nel gergo della prevenzione si parla spesso di “barriere”: tecniche (dispositivi di apertura d’emergenza, allarmi, telecamere), organizzative (registri di accesso, lavoro in coppia, tempi massimi di permanenza), formative (addestramento specifico), comportamentali (check-list e procedure). La domanda, scomoda ma necessaria, è sempre la stessa: quelle barriere, quel giorno, dov’erano? Erano integre? E, più in generale, l’organizzazione dei turni, la catena di responsabilità, la vigilanza sul rispetto delle procedure erano adeguate al rischio? Senza risposte affrettate – che spetteranno solo agli atti – è però doveroso allargare lo sguardo al quadro sistemico.

# LE REGOLE ESISTONO: IL TESTO UNICO E LA CULTURA DELLA PREVENZIONE
In Italia il D.Lgs. 81/2008 – il Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro – impone obblighi chiari a datori di lavoro e dirigenti: valutazione dei rischi documentata, misure tecniche e organizzative di prevenzione, informazione e formazione dei lavoratori, procedure di emergenza, manutenzioni e controlli periodici. Nel caso di ambienti particolari come le celle frigorifere, la valutazione deve includere rischi specifici (esposizione al freddo, possibili intrappolamenti, vie di fuga), con misure correlate. Eppure la norma, da sola, non basta. La differenza la fa la cultura: quella quotidiana del “controllo incrociato”, del “fermati e verifica”, del “segnala e correggi”. Una cultura che dev’essere sostenuta da ruoli ben definiti (RSPP, medico competente, RLS), audit interni non formali, simulazioni periodiche di emergenza e da una leadership che consideri la sicurezza un indicatore di performance, non un costo accessorio.

# TURNI, PRODUTTIVITÀ, PRECARIETÀ: QUANDO L’ORGANIZZAZIONE INCIDE SUL RISCHIO
Nel settore della grande distribuzione organizzata, i picchi di lavoro, i turni spezzati, le consegne “just in time” possono comprimere i margini di attenzione. È in quelle fessure che si insinuano le omissioni: una porta che non si testa abbastanza spesso, un protocollo che resta sulla carta, una procedura che “tanto la conosciamo”. Eppure, proprio quando l’operatività stringe, bisognerebbe rallentare: il secondo in più per leggere una check-list vale più di qualunque accelerazione a fine giornata. Qui si gioca una partita di gestione del personale e di risorse umane che è insieme etica e manageriale: assegnare tempi realistici, prevedere lavoro in coppia in aree critiche, garantire pause termiche adeguate, ascoltare i “quasi incidenti” raccontati da chi lavora sul campo.

# CHE COSA POSSIAMO IMPARARE: CINQUE MOSSE CONCRETE PER IMPRESE E ISTITUZIONI
- Mappare i rischi specifici delle celle frigorifere e aggiornare il documento di valutazione con cadenza certa, collegando ogni rischio a una misura verificabile. - Garantire doppie barriere: dispositivi di apertura d’emergenza e monitoraggio remoto, ma anche procedure di “uomo presente” e registri elettronici di accesso. - Addestramento mirato e periodico, con simulazioni su scenari realistici (porte bloccate, black-out, malori improvvisi), e prove documentate. - Manutenzioni tracciabili su serrature, allarmi, guarnizioni, sensori di presenza e sistemi di chiamata, con audit a sorpresa. - Ascolto strutturato dei lavoratori: canali di segnalazione anonimi, riunioni di sicurezza brevi ma regolari, feedback su ogni segnalazione per creare fiducia. Sono azioni semplici da elencare, meno da mantenere vive nel tempo. Ma è proprio la manutenzione della cultura – oltre che degli impianti – a prevenire gli infortuni.

# LA VOCE DELLE PERSONE: IL DIRITTO ALLA VERITÀ
Nel fascicolo di Larino, le parole di Paola Cecchi e la scelta di Angela DiLeva di attivare indagini di parte raccontano anche un’altra dimensione: quella del diritto alla verità dei familiari. In casi come questo, la differenza tra un fatto di cronaca e una ferita collettiva la fa la trasparenza degli accertamenti. Non si tratta di cercare colpevoli a prescindere, ma di stabilire se e come una catena di responsabilità abbia retto o ceduto. È un interesse pubblico, prima ancora che privato: perché ogni anello che si rafforza in un’indagine si traduce in una procedura più sicura domani, in un supermercato qualunque, in una città qualunque.

# OLTRE LA CRONACA: UNA SFIDA CHE RIGUARDA TUTTI I LUOGHI DI LAVORO
Le parole possono scaldare o raffreddare la realtà come una cella a temperatura controllata. Ma le domande restano, e non sono retoriche: quante organizzazioni hanno un quadro chiaro dei loro rischi specifici? Quanti manager conoscono, nome per nome, gli addetti che operano in spazi confinati o in ambienti a temperatura estrema? E quante volte, nelle riunioni, la sicurezza è il primo punto all’ordine del giorno, non l’ultimo? Il caso di Andrea Costantini – 38 anni, un lavoro in un supermercato di Termoli, una vita tra Abruzzo e Molise – ci ricorda che la sicurezza non è un atto, ma un’abitudine. La giustizia farà il suo corso, con la relazione tecnica sul cellulare già depositata, la perizia autoptica attesa per metà aprile e gli altri accertamenti in arrivo. Il compito delle imprese, delle istituzioni e di ciascuno di noi non è attendere in silenzio, ma trasformare ogni lezione in prassi: dalla carta al corridoio del magazzino, dalla norma al gesto quotidiano che salva.

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