Le staffette in tribunale
19.03.2026 - 17:06
A Campobasso, Elisa Sabusco garantirà la tenuta del quotidiano e la prosecuzione dei fascicoli strategici; a Benevento, Nicola D’Angelo porterà in dote un profilo maturato anche sul fronte della Dda. In mezzo, il circuito delle relazioni interistituzionali: prefetture, questure, comandi provinciali, enti locali. È lì che si costruisce quella “muscolatura” operativa che rende efficaci le direttive dell’ufficio requirente.
Otto anni al timone della Procura di Campobasso, poi la svolta: dal 20 marzo 2026 Nicola D’Angelo guiderà la Procura di Benevento. L’annuncio, scandito nella giornata del 19 marzo 2026, ha il sapore delle transizioni che contano. Non è solo un avvicendamento di nomi, ma un passaggio di responsabilità in due territori confinanti e al tempo stesso diversi: il Molise, con il suo profilo “di prossimità”, e il Sannio, cerniera della Campania interna. Nel capoluogo molisano, dove D’Angelo ha retto anche la Direzione distrettuale antimafia (Dda), la cerimonia di saluto si è tenuta in tarda mattinata al Palazzo di giustizia, alla presenza di colleghi, personale amministrativo e forze dell’ordine. Da domani, a Campobasso, la guida passerà alla facente funzioni Elisa Sabusco, in attesa della nomina del nuovo procuratore. Una staffetta istituzionale che apre scenari, interrogativi e, soprattutto, aspettative.
# UN PASSAGGIO DI TESTIMONE CHE PESA
L’uscita di scena da Campobasso dopo otto anni segna la fine di un ciclo. Nelle procure di provincia, la continuità è un valore: stabilizza i rapporti con il territorio, rafforza il dialogo con gli uffici giudicanti e rende più efficiente il coordinamento con le forze dell’ordine. Quando un capo lascia, la prima domanda è inevitabile: cosa resterà in eredità? Al netto dei dossier riservati, rimangono metodi di lavoro, reti investigative e una cultura organizzativa. Il fatto che Nicola D’Angelo abbia guidato anche la Dda indica un’attenzione specifica alle dinamiche criminali più strutturate, che in aree apparentemente tranquille possono incunearsi nei varchi dell’economia legale, nelle filiere degli appalti, nei traffici a bassa visibilità.
# CAMPOBASSO, LA REGGENZA DI ELISA SABUSCO
Nell’immediato, l’architrave della Procura di Campobasso sarà garantita dalla facente funzioni Elisa Sabusco. Il meccanismo è rodato: la reggenza assicura che non vi sia soluzione di continuità nell’azione dell’ufficio, dalla gestione dell’ordinario alle indagini più complesse. È un passaggio cruciale, perché l’ordinamento affida alla Procura non solo la direzione della polizia giudiziaria ma anche l’indirizzo delle priorità investigative. La scelta del nuovo procuratore, che spetterà al Consiglio superiore della magistratura, seguirà i tempi e i criteri di prassi: curricula, esperienze specifiche, attitudine al coordinamento. Nel frattempo, la parola d’ordine è una: tenere la rotta.
## DDA E COOPERAZIONE: L’OSSATURA INVISIBILE
L’esperienza maturata nella Dda non è un dettaglio biografico ma una lente di lettura. La Direzione distrettuale antimafia coordina indagini che superano i confini provinciali, si muove per linee tematiche (droga, estorsioni, riciclaggio, reati spia) e richiede una cooperazione costante con altri uffici e con i reparti specializzati delle forze dell’ordine. È un lavoro spesso sotterraneo, come le radici di un albero: non si vede a prima vista, ma dà stabilità all’intero tronco dell’azione penale. In territori di cerniera, dove le traiettorie del crimine organizzato si intrecciano con l’economia locale, questa architettura investigativa diventa decisiva.
# BENEVENTO, LE ATTESE DI UN DISTRETTO “CERNIERA”
Il nuovo incarico a Benevento apre un capitolo in una città che è crocevia geografico e istituzionale: Campania interna, isoclina con l’Appennino, confine con Molise e Puglia. Qui la giurisdizione incontra sfide peculiari e trasversali: la tutela dell’economia legale, il presidio contro le infiltrazioni negli appalti, l’attenzione ai reati ambientali e ai traffici che utilizzano le dorsali secondarie. Non si tratta di etichettare territori, ma di riconoscere mappe del rischio. La domanda, allora, è semplice e insieme impegnativa: come si governa la complessità senza perdere il contatto con la dimensione quotidiana dei cittadini? La risposta passa da alcuni assi portanti: priorità chiare, coordinamento interforze e una comunicazione istituzionale sobria ma trasparente.
# LA CERIMONIA AL PALAZZO DI GIUSTIZIA E IL VALORE DEI RITI CIVILI
La scena, nella tarda mattinata del 19 marzo 2026, al Palazzo di giustizia di Campobasso, ha richiamato colleghi, personale e forze dell’ordine. Sono momenti che vanno oltre la formalità. I riti civili della giustizia servono a misurare il tempo istituzionale, a riconoscere pubblicamente il lavoro collettivo che sostiene l’azione della Procura: dagli ufficiali di polizia giudiziaria agli assistenti amministrativi, dagli addetti all’ufficio esecuzioni alle segreterie. È qui che si sedimenta la fiducia, ingrediente senza il quale l’azione penale rischia di essere percepita come lontana, burocratica, astratta.
# CONTINUITÀ E RINNOVAMENTO: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA
Un cambio al vertice può essere letto con la metafora del cantiere: i pilastri restano, ma cambiano le impalcature. Continuità non significa immobilismo; rinnovamento non equivale a strappo. A Campobasso, Elisa Sabusco garantirà la tenuta del quotidiano e la prosecuzione dei fascicoli strategici; a Benevento, Nicola D’Angelo porterà in dote un profilo maturato anche sul fronte della Dda. In mezzo, il circuito delle relazioni interistituzionali: prefetture, questure, comandi provinciali, enti locali. È lì che si costruisce quella “muscolatura” operativa che rende efficaci le direttive dell’ufficio requirente.
# GIUSTIZIA DI PROSSIMITÀ E ASPETTATIVE DEI CITTADINI
Che cosa chiedono oggi i cittadini a una Procura? Tempi ragionevoli, chiarezza sui reati che incidono sulla vita quotidiana (truffe, violenze, reati predatori), capacità di intercettare i fenomeni nuovi: dal cybercrime alle frodi legate alle piattaforme digitali. Anche qui Campobasso e Benevento condividono una stessa sfida: evitare che le periferie – geografiche o digitali – diventino zone grigie. La giustizia di prossimità è questo: presenza, ascolto, didattica della legalità, dialogo con le scuole e le comunità locali. Non è compito esclusivo di una Procura, certo, ma l’indirizzo culturale di un ufficio può fare la differenza.
# IL FATTORE TEMPO: PERCHÉ LA TRANSIZIONE CONTA ORA
Non è un caso che la notizia cada a ridosso di una stagione in cui molte amministrazioni locali programmano investimenti e appalti. La vigilanza sulla qualità della spesa pubblica, il contrasto alle pressioni corruttive, l’attenzione agli equilibri ambientali non sono capitoli separati. L’azione di una Procura è un tessuto connettivo: se è solido, tutto il sistema locale regge meglio urti e tentazioni. Per questo la tempistica della nomina del nuovo procuratore a Campobasso – nell’attesa affidata a Elisa Sabusco – avrà un valore non solo simbolico.
# UNA STAFFETTA TRA TERRITORI CHE DIALOGANO
Campobasso e Benevento condividono più di quanto la geografia lasci intendere: flussi di pendolarismo, reti economiche, interdipendenze istituzionali. La staffetta tra gli uffici requirenti può diventare un’occasione per rafforzare quel dialogo operativo che, sulle indagini, è spesso decisivo: scambio di best practice, piani congiunti su fenomeni ricorrenti, tavoli tecnici con le forze dell’ordine. La giustizia, in fondo, è anche questo: una rete, non una somma di uffici.
# LA DOMANDA CHE RESTA
Cosa misurerà, tra un anno, l’efficacia di questa transizione? Non basteranno le statistiche, pur necessarie. Conterà la percezione di sicurezza delle comunità, la qualità delle decisioni organizzative, la capacità di prevenire oltre che reprimere. Come in una bussola, l’ago deve restare puntato su tre coordinate: legalità, trasparenza, prossimità. Il resto – nomi, sedi, funzioni – è importante ma viene dopo. Intanto, da domani, la cartina si aggiorna: Nicola D’Angelo a Benevento; a Campobasso, la reggenza di Elisa Sabusco, finché non arriverà il nuovo procuratore. La macchina della giustizia non si ferma: cambia conducente, ma la strada resta tracciata.
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