Cerca

Il fatto di cronaca

Crollo al Café de Paris di Termoli: il barista salvo per miracolo

La scena è quella che nessuno vorrebbe vedere nel locale di fiducia: macerie tra il bancone e i tavolini, il tempo che si ferma, la paura che serra la gola. Il racconto minuto per minuto e le prime verifiche su cause e responsabilità

crollo al Café de Paris di Termoli: il barista salvo per miracolo e il coraggio di Primiano Bavota

Entra in azione Primiano Bavota, imprenditore larinese, soccorritore della Misericordia, volto conosciuto a Termoli, che si trovava lì per caso. Un caso che, stavolta, somiglia a un destino.



ALLE 10.35 IL SOLAIO CEDE: IL RESPIRO SOSPESO DI UNA CITTÀ
Può un respiro, conquistato a fatica sotto una montagna di calcinacci, diventare il simbolo di un’intera comunità? A Termoli, la mattina delle 10.35, al Café de Paris il soffitto cede all’improvviso. È un attimo, uno schianto secco, polvere nell’aria e grida. Il barista, F.D.A., 56 anni, viene travolto dal solaio e resta intrappolato, schiacciato al torace, senza riuscire a respirare. La scena è quella che nessuno vorrebbe vedere nel locale di fiducia: macerie tra il bancone e i tavolini, il tempo che si ferma, la paura che serra la gola. Eppure, nel caos, prende forma un gesto che fa la differenza: entra in azione Primiano Bavota, imprenditore larinese, soccorritore della Misericordia, volto conosciuto a Termoli, che si trovava lì per caso. Un caso che, stavolta, somiglia a un destino.

IL PRIMO A ENTRARE: “NON RESPIRAVA, HO TOLTO I CALCINACCI A MANO”
“Non respirava, ho iniziato a togliere i calcinacci a mano nell’attesa dei soccorsi”. È la frase che resta impressa nel racconto di Primiano Bavota. È un professionista del soccorso, ma quel mattino era in zona per altri motivi. Sentito che era crollato il solaio e che “lui non riusciva a respirare”, Bavota non esita: entra da una zona posteriore del locale, supera una recinzione, si fa anche male nel passaggio. Lo chiama per nome, “Fernando”, gli parla, mentre rimuove pezzi di intonaco e un frammento più grande di soletta che gli premeva sul torace. Nel frattempo il locale, nel trambusto, si svuota: la presenza di una ragazza viene segnalata nelle prime concitate battute, ma la giovane ha già trovato la via d’uscita in autonomia. Illesi, secondo quanto si apprende, anche i due titolari che in quel momento si trovavano in cucina.

IL BARISTA MIRACOLATO: SCHIACCIAMENTO AL TORACE, COSCIENTE IN OSPEDALE
È questione di minuti ma sembra un’eternità. Mentre i vigili del fuoco e il 118 stanno arrivando, succede l’essenziale: il barista ricomincia a respirare. “Quando ho visto che ha cominciato a respirare, gli ho parlato e gli ho detto di stare calmo”, ricorda Bavota. La respirazione torna, il battito si sente più saldo, la voce di chi è sotto le macerie risponde. L’estrazione avviene poco dopo, in sicurezza, con le squadre specializzate già all’opera per stabilizzare l’area. Il 56enne viene trasferito in ospedale: è cosciente, presenta vari traumi e un importante schiacciamento al torace, ma le sue condizioni appaiono in miglioramento; i medici lo tengono in osservazione per tutti gli accertamenti del caso. In questo quadro, un dettaglio pesa come un contrappeso decisivo: a proteggere il corpo del barista dall’impatto totale dei detriti sarebbe stato un elettrodomestico, che avrebbe attutito il colpo e impedito un esito ben più grave.

DINAMICA PROVVISORIA E IL RUOLO DI UN “SCUDO” IMPREVISTO
Cosa accade in quei secondi in cui un soffitto crolla? La fisica si incarica di stabilire traiettorie e punti d’impatto; la fortuna, a volte, interviene con il suo tocco arbitrario. In questo caso, secondo le testimonianze, un elettrodomestico si comporta da scudo improvvisato, redistribuendo parte dell’energia sprigionata dal cedimento e creando una nicchia di sopravvivenza. È il genere di dettaglio che nei sopralluoghi successivi i tecnici annotano con cura: non per affidarsi al caso, ma per comprenderne ogni risvolto e migliorare prevenzione e protocolli.

LA CATENA DEI SOCCORSI: 118, VIGILI DEL FUOCO E FORZE DELL’ORDINE
Mentre Bavota apre un varco tra calcinacci e polvere, la macchina dei soccorsi si attiva. Arrivano le squadre dei vigili del fuoco, gli equipaggi del 118 e le forze dell’ordine. L’area viene subito messa in sicurezza, il perimetro transennato, il locale evacuato e verificato. La priorità è liberare il ferito senza provocare ulteriori movimenti della soletta. Una volta estratto, F.D.A. viene stabilizzato e trasferito al pronto soccorso. La scena, come spesso accade, è una coreografia silenziosa: poche parole, gesti essenziali, tempi stretti. In parallelo, gli agenti raccolgono i primi elementi: testimonianze, immagini, rilievi tecnici.

LE DOMANDE CHE RESTANO: PERCHÉ HA CEDUTO IL SOLAIO?
Perché un solaio cede in un locale aperto al pubblico, a metà mattina, in una giornata come le altre? È la domanda che rimbalza tra i presenti e che, inevitabilmente, guiderà gli accertamenti. Le cause del crollo sono al momento da chiarire. Saranno i controlli sulla struttura, i sopralluoghi e, se necessario, le perizie a definire con precisione eventuali criticità: materiali ammalorati? Infiltrazioni? Sovraccarichi locali? Un difetto nascosto che ha agito nel tempo? Senza scorciatoie interpretative, il lavoro ora è tecnico e metodico. L’obiettivo è duplice: accertare le responsabilità e mettere in campo tutte le misure perché episodi simili non si ripetano.

# SICUREZZA NEI LOCALI PUBBLICI: OBBLIGHI, VERIFICHE, CULTURA DELLA PREVENZIONE
Ogni crollo è una ferita che ricorda una verità semplice: la sicurezza non è un adempimento una tantum, ma un processo continuo. Nei locali pubblici la manutenzione programmata, le verifiche periodiche delle parti strutturali, l’attenzione ai segnali di degrado, le segnalazioni tempestive e gli interventi mirati sono la prima linea di difesa. Non si tratta solo di norme o di carte; è una cultura che va alimentata giorno per giorno, tra proprietari, gestori, tecnici e istituzioni. La “normalità” di un soffitto sopra il bancone è il risultato invisibile di scelte, investimenti e controlli.

IL SINDACO SUL POSTO: LA PRESENZA DI NICO BALICE
Sul luogo del crollo arriva anche il sindaco di Termoli, Nico Balice. La sua presenza istituzionale inquadra l’episodio in una cornice più ampia: garantire sicurezza, trasparenza nelle verifiche e sostegno a chi è stato colpito, a cominciare dai lavoratori e dai titolari, usciti illesi ma scossi. Balice segue da vicino gli sviluppi: il messaggio, in situazioni simili, è duplice e necessario. Da un lato, rassicurare la cittadinanza sul presidio dell’area e sul lavoro degli inquirenti; dall’altro, sostenere un tessuto commerciale che è parte viva della città.

VITE AI MARGINI DEL CROLLO: LA RAGAZZA IN SALVO, I TITOLARI ILLESI
I racconti raccolti all’esterno del Café de Paris tracciano cornici umane che spesso sfuggono alla cronaca più asciutta. All’interno, poco dopo lo schianto, qualcuno teme per una ragazza: “C’è anche una giovane”, si sente dire. Quando Bavota varca da dietro il perimetro, la ragazza non è più lì: è già uscita con le proprie gambe, spinta da quell’istinto primordiale che ci guida verso la luce e l’aria aperta. Incolumi anche i due titolari, impegnati in cucina al momento del cedimento. È una mappa di destini che, in un attimo, si incrociano e si separano, lasciando dietro di sé sollievo e domande.

QUANDO L’ISTINTO SUPERA LA SOGLIA: IL RISCHIO CALCOLATO DI CHI ENTRA
“Ho rischiato un po’, ma l’istinto era salvare chi c’era dentro”, dice Bavota. È la frase che racchiude il paradosso del soccorritore: entrare quando tutti escono. Non è incoscienza, è competenza che incontra il coraggio. Anche il dettaglio dell’ingresso dal retro, superando una recinzione e “facendosi male”, racconta un equilibrio sottile tra urgenza e prudenza: proteggere la propria sicurezza senza lasciare solo chi sta soffocando. In quell’istante, i protocolli di base – liberare le vie aeree, ridurre la compressione toracica, parlare per tenere lucida la coscienza – diventano azione concreta. A volte, per salvare una vita, bastano pochi gesti essenziali eseguiti nel momento giusto.

IL QUADRO OPERATIVO: AREA MESSA IN SICUREZZA E VERIFICHE IN CORSO
Con l’area circostante transennata da vigili del fuoco e forze dell’ordine, il Café de Paris è ora un cantiere di indagini. Gli accertamenti proseguiranno per ore, forse per giorni: servirà verificare la staticità residua, ricostruire la sequenza dei cedimenti, incrociare le testimonianze con i rilievi. Al centro, resta la figura del barista che respira e parla, simbolo di un epilogo che poteva essere diverso. Nel frattempo, la comunità osserva e si interroga. Quante volte diamo per scontata l’ordinaria sicurezza dei luoghi che abitiamo? Quante storie, dietro a un bancone, valgono un gesto in più, una verifica in più, un minuto in meno d’attesa?

LA LEZIONE DI TERMOLI: DAL CASO ALLA COSCIENZA CIVILE
Termoli ha trattenuto il fiato e poi ha tirato un sospiro, insieme a Fernando. Da questo crollo restano immagini e parole. Le parole di Bavota – soccorritore e imprenditore larinese, volto noto in città – che ci ricordano come la differenza, nelle emergenze, la facciano prontezza e umanità. Le immagini di un elettrodomestico che diventa scudo, di un varco aperto da dietro, di una ragazza al sicuro, dei titolari illesi. E resta un compito collettivo: trasformare l’eccezione in regola, l’istinto in prevenzione, il caso in coscienza. Perché la prossima volta, se mai dovesse arrivare, non si debba contare sulla fortuna, ma su muri e solai all’altezza della fiducia che riponiamo nei luoghi dove viviamo e lavoriamo.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Castello Edizioni e Il Mattino di Foggia

Caratteri rimanenti: 400

edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione