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Maltempo

Crollo del ponte alla foce del Trigno sulla Statale 16: Molise sotto pressione tra piene e dissesti

Dal Centro di coordinamento soccorsi (CCS) attivato alla Prefettura di Campobasso, il direttore regionale della Protezione civile del Molise, Gaspare Tocci, scandisce priorità e tempi per affrontare l'emergenza

Crollo del ponte alla foce del Trigno sulla Statale 16: Molise sotto pressione tra piene e dissesti

Nell’immediato, gli obiettivi sono due: mettere in sicurezza l’area del crollo e garantire percorsi alternativi per i flussi essenziali, dai soccorsi ai rifornimenti. Occorre comunicazione istituzionale univoca, indicazioni chiare ai cittadini, rispetto delle interdizioni. Ma il tempo dell’emergenza, se ben gestito, prepara quello della ricostruzione: rilievi strumentali sulle strutture rimaste, progettazione di ripristini o nuovi attraversamenti, analisi idrauliche aggiornate alla luce degli eventi. Non è solo un cantiere da aprire: è una fiducia da ricostruire.



UN PONTE CHE CEDE, UN TERRITORIO CHE RESISTE
La mattina del crollo del ponte alla foce del Trigno, lungo la Statale 16, è l’immagine di un territorio messo alla prova su più fronti. Dove la piena dei fiumi è già emergenza, il cedimento di un’infrastruttura cruciale aggiunge complessità, paure e interrogativi. È accaduto in un contesto di devastazione ambientale già profonda, nel basso Molise, tra frane, strade interrotte, capannoni allagati ed evacuazioni a macchia di leopardo. Una tragedia sfiorata, sottolineano le prime ricostruzioni: nessun veicolo transitava sul tratto collassato. Ma la domanda – inevitabile – resta sospesa: si poteva fare di più per prevenire quello che è accaduto alla foce del Trigno?

LA VOCE DEI SOCCORSI: “SITUAZIONE SOTTO CONTROLLO, MA LA NUOVA URGENZA È IL TRIGNO”
Dal Centro di coordinamento soccorsi (CCS) attivato alla Prefettura di Campobasso, il direttore regionale della Protezione civile del Molise, Gaspare Tocci, scandisce priorità e tempi. “Stiamo monitorando tutta l’area e le situazioni che si sono verificate ieri, e oggi, con la nuova emergenza per il crollo del ponte sulla Statale 16. A fronte di una situazione, quella del Biferno e della diga del Liscione, che è lievemente migliorata come dimostrano i dati su portata e scarico, c’è da far fronte alle continue segnalazioni di dissesto idrogeologico tra frane in atto, strade chiuse, capannoni allagati nel nucleo industriale ed evacuazioni”. Quindi l’aggiornamento che conta, anche sul fronte dei rapporti istituzionali: “Il crollo di oggi del ponte sul fiume Trigno è la nuova urgenza operativa. Il Dipartimento regionale della Protezione civile è costantemente attivo: stasera avremo un nuovo tavolo per definire le strategie di soccorso. Per quanto riguarda il crollo sulla Statale 16 siamo in contatto con il Dipartimento nazionale per capire come gestire l’emergenza nell’immediato e trovare l’eventuale altro supporto tecnico e operativo per fronteggiare la situazione”. Un punto fermo: “Stiamo lavorando per monitorare tutto e intervenire prontamente. Gli aggiornamenti sono continui”.

# FOCI SOTTO PRESSIONE: DOVE I FIUMI RACCONTANO LE FRAGILITÀ
Nelle parole di Tocci c’è un richiamo chiaro: le foci sono aree delicate, cerniere tra dinamiche fluviali e marine, dove portate elevate, sedimenti e mareggiate riscrivono di continuo gli equilibri. La foce del Trigno, oggi epicentro del crollo, porta con sé le domande della comunità locale: si poteva fare qualcosa di più in chiave preventiva, anche sul piano delle bonifiche e della manutenzione idraulica, per fronteggiare una piena imprevedibile ma non del tutto inattesa? È una domanda legittima, che chiede risposte tecniche, non slogan. Ogni piena è una cartina di tornasole: svela i punti deboli di argini, pile, rilevati e attraversamenti. E quando la pressione supera la soglia, la catena cede nel suo anello più esposto.

# LA STATALE 16, UN’ARTERIA CHE VALE PIÙ DELLA SUA SEDE STRADALE
La Statale 16 Adriatica è molto più di un tracciato sull’asfalto: è una dorsale di mobilità, servizi e lavoro lungo la costa adriatica. Se un ponte alla foce del Trigno si interrompe, non si ferma solo il traffico: rallenta la filiera dei trasporti, si complicano i soccorsi, si allungano i tempi di accesso a ospedali e scuole, si isola chi già vive ai margini. La viabilità alternativa diventa un rebus in presenza di frane e strade chiuse. Per questo l’urgenza operativa citata da Gaspare Tocci non è un tecnicismo: è il tentativo di cucire, con ago e filo d’emergenza, una lacerazione che tocca l’intero basso Molise e oltre.

## BIFERNO E DIGA DEL LISCIONE: SEGNALI DI MIGLIORAMENTO, MA L’ALLERTA RESTA
Nei dati positivi su portata e scarico del Biferno e della diga del Liscione c’è un primo respiro. Ma la cronaca di queste ore insegna che i miglioramenti, quando il suolo è saturo e le perturbazioni insistono, sono reversibili. Il dissesto idrogeologico – frane in atto, innalzamento dei livelli idrometrici, erosioni spondali – non si spegne con un comunicato: pretende monitoraggio, interdizioni mirate, informazione puntuale e decisioni rapide su evacuazioni e messa in sicurezza dei capannoni allagati nelle aree industriali. È su questo terreno che si misura la tenuta del sistema.

## IL COORDINAMENTO A CAMPOBASSO: CATENA DI COMANDO E RESPONSABILITÀ
Presso la Prefettura di Campobasso, il CCS è la cabina di regia. Qui si intrecciano i flussi informativi tra Comuni, Regione, Dipartimento nazionale della Protezione civile e strutture operative. L’annuncio di un nuovo tavolo “stasera” indica che la valutazione è continua: mappatura dei danni, scelte su deviazioni e interdizioni, stima delle esigenze di uomini e mezzi, eventuale richiesta di supporti specialistici. In scenari così mobili, una catena di comando chiara è il primo argine contro la frammentazione delle risposte.

## TRAGEDIA SFIORATA E MEMORIA CORTA: LA LEZIONE DELLE FOCI
Che sul tratto crollato non transitassero auto è un colpo di fortuna che non può diventare alibi. Le foci non perdonano leggerezze: richiedono manutenzioni costanti, ispezioni delle fondazioni, controllo dei sedimenti, piani di piena aggiornati. E impongono un principio semplice: progettare e gestire i ponti non solo per la portata “media” dei fiumi, ma per gli estremi che la realtà – non le statistiche del passato – ci mette davanti. È qui che si giocherà, domani, la credibilità delle risposte.

# DOMANDE LEGITTIME, RISPOSTE DA COSTRUIRE
“Si poteva fare di più?” È la domanda che si fanno oggi i cittadini delle aree coinvolte, come riportato nelle prime cronache, rilanciate anche da Maurizio Cavaliere. Non è un processo alle intenzioni, ma il dovere di una comunità che chiede trasparenza: verifiche indipendenti sulle cause del crollo, audit sulle manutenzioni, tracciabilità delle decisioni, chiarezza sulle priorità di spesa. Perché ogni emergenza presenta un conto e indica una rotta: investire dove il rischio è più alto, alleggerire la pressione su attraversamenti vulnerabili, accelerare le opere davvero necessarie.

# IL FATTORE TEMPO: LE PROSSIME ORE DECIDONO I PROSSIMI MESI
Nell’immediato, gli obiettivi sono due: mettere in sicurezza l’area del crollo e garantire percorsi alternativi per i flussi essenziali, dai soccorsi ai rifornimenti. Occorre comunicazione istituzionale univoca, indicazioni chiare ai cittadini, rispetto delle interdizioni. Ma il tempo dell’emergenza, se ben gestito, prepara quello della ricostruzione: rilievi strumentali sulle strutture rimaste, progettazione di ripristini o nuovi attraversamenti, analisi idrauliche aggiornate alla luce degli eventi. Non è solo un cantiere da aprire: è una fiducia da ricostruire.

## CLIMA, TERRITORIO, INFRASTRUTTURE: L’EQUAZIONE CHE NON TORNA
Gli eventi estremi accentuano vulnerabilità note. Il basso Molise, come molte aree del Paese, convive con un dissesto idrogeologico stratificato; i ponti sui corsi d’acqua costieri sono il punto di contatto tra dinamiche complesse. Ignorarlo significa rincorrere le emergenze. Pianificarlo significa accettare nuovi standard di progetto, manutenzione predittiva, censimenti aggiornati delle criticità, piani di bacino che dialoghino con la programmazione delle infrastrutture. È un lessico tecnico che diventa, oggi, cronaca civile.

# UNA COMUNITÀ IN ALLERTA, UN SISTEMA CHE TIENE
Il lavoro della Protezione civile – “punto di riferimento costante e fondamentale”, come ricordato nelle ore più difficili – è il filo che tiene insieme i pezzi di una crisi. Dal CCS di Campobasso ai volontari sul campo, dai tecnici dell’idraulica fluviale ai sindaci, il mosaico funziona se ogni tessera resta al suo posto. Tocci lo ha detto con chiarezza: “Gli aggiornamenti sono continui”. In queste tre parole c’è un metodo: vedere prima, decidere presto, spiegare bene. È così che una tragedia sfiorata resta, appunto, solo sfiorata.

# DOPO L’EMERGENZA: LA MANUTENZIONE COME INFRASTRUTTURA INVISIBILE
Quando i riflettori si spegneranno, resterà la domanda più scomoda: siamo pronti a investire nella manutenzione quanto investiamo nelle inaugurazioni? La risposta passa per scelte di bilancio e di priorità, per una cultura della prevenzione che premi chi riduce il rischio oltre a chi costruisce. Bonifiche mirate alle foci, ispezioni periodiche, programmazione delle opere in base al rischio e non al consenso: è un’agenda che non chiede eroi, ma competenze e coerenza. Perché i ponti non crollano in un giorno: è nel tempo che si decide se resteranno in piedi nel giorno peggiore.

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