L'anniversario
05.04.2026 - 22:17
È il giorno in cui la città si ferma e si guarda allo specchio della propria storia recente: il sindaco Pierluigi Biondi ha disposto il lutto cittadino. È un gesto che parla ai bambini e agli anziani, ai nuovi residenti e a chi c’era già nel 2009: un alfabeto minimo della memoria che tutti possono apprendere e restituire.
C’è un lunedì, il 6 aprile 2026, che a L’Aquila non somiglierà a nessun altro lunedì di Pasquetta. È il giorno in cui la città si ferma e si guarda allo specchio della propria storia recente: diciassette anni dopo il terremoto del 2009, che causò 309 vittime, il sindaco Pierluigi Biondi ha disposto il lutto cittadino. È solo un atto formale? O, piuttosto, un patto rinnovato tra istituzioni e comunità, un promemoria civile che invita a distinguere il frastuono della festa dal respiro lungo della memoria?Quest’anno la ricorrenza coincide con la Pasquetta: una sovrapposizione che obbliga a scegliere parole e gesti, a dare un senso al tempo pubblico e privato.
UN LUNEDÌ CHE NON È SOLTANTO PASQUETTA
Il Comune dell’Aquila ha motivato il provvedimento come interpretazione del sentimento condiviso della comunità aquilana, che continua a custodire una memoria “viva e profondamente partecipata”. Due aggettivi, “viva” e “partecipata”, che dicono molto più di una formula: nella vita delle città, la memoria non è un’icona immobile ma un tessuto connettivo che si rinforza ogni volta che viene attraversato da riti civili, da gesti collettivi, da scelte misurate. E la Pasquetta, con la sua tradizionale vocazione all’aperto, ai picnic, alla spensieratezza, quest’anno ha davvero “un altro sapore” – forse, come osserva l’emittente abruzzese, non esiste neanche.
L’ORDINANZA DI PIERLUIGI BIONDI: SEGNI, LIMITI, COERENZA
Il testo dell’ordinanza è scandito da simboli riconoscibili e regole sobrie. L’esposizione a mezz’asta delle bandiere sugli edifici pubblici ricorda come i simboli, quando sono sobri, possono dire l’essenziale. Al tempo stesso, è previsto il divieto di svolgimento di manifestazioni a carattere ludico o ricreativo non coerenti con il clima della ricorrenza: una scelta delicata, perché tocca abitudini e aspettative, ma che appare necessaria a tutelare la gravità del giorno. Restano invece consentite le iniziative istituzionali inserite nel programma commemorativo ufficiale, a testimoniare che il silenzio non è vuoto ma spazio di parola pubblica: cerimonie, letture dei nomi, momenti di raccoglimento.
LA CITTÀ CHE SI ILLUMINA: LA “MEMORIA VIVA” TRA BALCONI E FINESTRE
Tra gli inviti, uno colpisce per semplicità e potenza evocativa: illuminare balconi e finestre nella notte tra il 5 e il 6 aprile. Quella luce domestica, diffusa e orizzontale, è come una costellazione civica che unisce palazzi e quartieri, case e memorie. Non è l’enfasi delle grandi luminarie, ma il segnale discreto di un’alleanza: la città si riconosce nelle assenze e le trasforma in presenza luminosa. È un gesto che parla ai bambini e agli anziani, ai nuovi residenti e a chi c’era già nel 2009: un alfabeto minimo della memoria che tutti possono apprendere e restituire.
ECONOMIA DEL LUTTO: UNA MATTINA SOSPESA FINO ALLE 11
L’appello rivolto agli esercizi commerciali, alle imprese e alle attività artigianali – sospendere le attività lavorative nella mattinata del 6 aprile fino alle ore 11, con l’eccezione dei servizi essenziali e obbligatori – definisce un “tempo comune” della città. Non un blocco punitivo, ma una pausa condivisa, un’ora e mezza abbondante in cui anche l’economia si inchina al calendario della comunità. È un equilibrio sottile: riconoscere la necessità del lavoro, specie in una fase in cui Abruzzo e L’Aquila guardano alla stagione turistica e alla ripresa, e al contempo rivendicare il diritto-dovere di fermarsi per pensare. In fondo, che cos’è una città se non la capacità di accordare il ritmo delle vite individuali con il battito collettivo?
PASQUETTA E RITI: IL CONFINE TRA FESTA E MEMORIA
La concomitanza con la Pasquetta mette in risalto il confine tra la festa e la memoria. Da una parte, l’istinto legittimo di stare insieme en plein air; dall’altra, la necessità di evitare manifestazioni ludiche “non coerenti” con la ricorrenza. Il principio che emerge è quello della coerenza: non si tratta di vietare la vita, ma di proteggerne il senso. A maggior ragione in Abruzzo, dove le tradizioni religiose e civiche – come le processioni del Venerdì santo ricordate proprio il 03/04/2026 nei palinsesti locali – formano un reticolo di ritualità che non è nostalgia, ma linguaggio condiviso per dire l’essenziale.
LA GRAMMATICA DEL LUTTO CIVICO: BANDIERE, SILENZIO, INVITI ALLA PARTECIPAZIONE
Un lutto cittadino non è mai solo un elenco di prescrizioni. È, piuttosto, una grammatica di segni che abilita la partecipazione. Il Comune invita cittadini, associazioni, istituzioni e realtà produttive a costruire anche forme autonome di commemorazione, oltre agli appuntamenti ufficiali. È una scelta di stile e di sostanza: non chiudere la memoria dentro un cerimoniale, ma offrire un canovaccio che ogni soggetto può declinare. In questo senso, la memoria è davvero “viva e profondamente partecipata”: vive se si pratica, partecipa se circola.
DALLA CRONACA ALLA STORIA: PERCHÉ RICORDARE AL 17° ANNIVERSARIO
Diciassette anni non sono pochi. È il tempo in cui una generazione entra nell’età adulta, il tempo in cui i ricordi individuali iniziano a sedimentarsi in racconto collettivo. Ricordare le 309 vittime non significa restare fermi al 2009, ma rifiutare l’abitudine, che è la vera ruggine delle democrazie. Ogni 6 aprile la città si chiede: che cosa abbiamo imparato? Come abbiamo cambiato le nostre pratiche, la nostra prevenzione, la cura dei luoghi? Sono domande che non cercano applausi, ma risposte operative. La memoria funziona quando produce responsabilità.
L’AQUILA COME MESSAGGIO NAZIONALE
Il lutto cittadino dell’Aquila parla anche al Paese. In un’Italia esposta a rischi naturali, la trama delle commemorazioni è un esercizio di cittadinanza: ricorda il valore dei luoghi, il prezzo delle negligenze, la forza delle comunità. Non c’è retorica nel sospendere per qualche ora la giostra della normalità; c’è, al contrario, un realismo attivo: sapere che una città che sa ricordare è una città più capace di progettare. La luce di un balcone acceso tra il 5 e il 6 aprile vale come un piccolo faro: non illumina solo il passato, ma la strada che resta da fare.
IL RICORDO DEI VIGILI DEL FUOCO
A 17 anni dal sisma che il 6 aprile 2009 colpì l’Abruzzo, il Corpo nazionale dei vigili del fuoco ricorda l’impegno messo in campo nelle ore immediatamente successive all’evento e nei lunghi mesi che seguirono. "Alle ore 3.32 - si legge in una nota -, una scossa di magnitudo 5.8 con epicentro a pochi chilometri da L’Aquila sconvolse il territorio, causando 309 vittime, oltre 1.500 feriti e circa 70.000 sfollati. Il sisma, avvertito in gran parte del Centro Sud Italia, fu seguito da centinaia di repliche nelle ore successive, aggravando ulteriormente una situazione già drammatica. Immediata fu la risposta operativa del Corpo nazionale, che mobilitò risorse da tutta Italia. In poche ore, il dispositivo di soccorso raggiunse circa 2.700 unità, con 190 funzionari - di cui 100 esperti in verifiche di stabilità - supportati da squadre specialistiche, unità cinofile, personale telecomunicazioni, oltre 1.200 mezzi e 4 elicotteri. Fondamentale fu anche l’impiego di squadre Speleo Alpino Fluviali e nuclei Urban Search and Rescue per la ricerca di persone sotto le macerie".
"Nel primo anno - sottolineano i vigili del fuoco - furono effettuati oltre 216.000 interventi di soccorso tecnico urgente, assistenza alla popolazione, messa in sicurezza e puntellamento degli edifici, consentendo il progressivo ripristino della viabilità e l’accesso alle aree colpite. Circa 8.000 furono le verifiche di agibilità eseguite per valutare i danni strutturali.Tra le macerie vennero soccorse oltre 500 persone, di cui 103 salvate in vita. L’ultimo salvataggio fu quello di Eleonora, estratta viva dopo 42 ore dalla scossa, simbolo di speranza e della determinazione dei vigili del fuoco nel non arrendersi mai. Parallelamente alle operazioni di soccorso, il Corpo nazionale fu impegnato senza sosta nella tutela del patrimonio storico e artistico: 2.387 opere d’arte furono recuperate e messe in sicurezza, in collaborazione con il ministero dei Beni e delle Attività culturali. Nel ricordo di quella tragedia, il Corpo nazionale dei vigili del fuoco rinnova oggi il proprio impegno al servizio del Paese, onorando la memoria delle vittime".
UNA DOMANDA ALLA CITTÀ (E A NOI): CHE COSA RESTA E CHE COSA CRESCE
Che cosa resterà di questo 6 aprile 2026? Forse la fotografia di bandiere a mezz’asta, forse il silenzio di una mattina, forse il chiarore di una finestra. Ma soprattutto resterà una lezione: la memoria è un verbo al presente. Cresce ogni volta che una comunità decide di fermarsi insieme, di rinviare una gita per rispettare un dolore, di scegliere gesti coerenti. L’Aquila lo fa da diciassette anni, e continua a farlo: una pratica civile che vale più di mille proclami.
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