Il caso
05.04.2026 - 21:31
Intanto, sullo sfondo, si apre il capitolo delle verifiche strutturali e della messa in sicurezza dell’area del crollo. Perché mentre gli operatori continuano a cercare Domenico Racanati, il territorio ha bisogno di rassicurazione e pianificazione
IL DRAMMA SUL TRIGNO: RICERCHE A PASQUA
È possibile che un fiume, in un giorno di festa, diventi il teatro di una lotta silenziosa contro il tempo? È ciò che sta accadendo a Montenero di Bisaccia, dove il Trigno scorre come una lunga cicatrice tra colline e costa adriatica. Domenica 5 aprile 2026, giorno di Pasqua, le ricerche di un uomo disperso non si sono fermate: un impegno che non conosce tregua, perché ogni minuto può fare la differenza. Il nome è già inciso nella cronaca: Domenico Racanati, di Bisceglie, risulta scomparso dopo il crollo del ponte lungo la Strada statale 16, sul tratto che attraversa il fiume Trigno, nel territorio di Montenero di Bisaccia. Secondo quanto riportato nelle ultime ore, le operazioni sono riprese in mattinata e sono andate avanti per l’intera giornata. A coordinare e operare sul campo, i Vigili del fuoco con specialisti sommozzatori, squadre ordinarie e fluviali, impegnati a perlustrare sponde e fondali. Accanto a loro, la Capitaneria di porto, a presidio di un sistema di ricerca che prova a ridurre l’alea dell’imprevedibile con metodo, tecnologia e pazienza. Un dispositivo che, nel giorno in cui le campane avrebbero dovuto suonare soltanto per la festa, suona invece come un appello alla responsabilità collettiva.
IL FATTO: IL CROLLO SULLA STATALE 16 E IL NOME DEL DISPERSO
Che cosa sappiamo, con certezza, finora? Il ponte sulla SS16 che attraversa il Trigno ha ceduto, e il crollo ha innescato una catena di eventi culminata nella scomparsa di Domenico Racanati. Il luogo è Montenero di Bisaccia, nodo viario tra Molise e Adriatico; l’orario di riferimento, quello scandito dall’aggiornamento di agenzia: 05 aprile 2026, ore 16.53. I dettagli tecnici sulle cause del cedimento non sono stati resi noti, e sarebbe imprudente avventurarsi oltre i fatti. Ma l’essenziale è chiaro: c’è un uomo da trovare, una famiglia in attesa, un territorio che chiede risposte. La SS16, l’“Adriatica”, è una colonna vertebrale della mobilità lungo la costa orientale. Quando un suo ponte crolla, le conseguenze non sono solo locali: l’onda d’urto si propaga su traffici, economie minute, pendolarismo, servizi essenziali. Eppure, dinanzi alla cronaca viva di un disperso, ogni altra considerazione scivola al secondo posto. Viene prima l’urgenza delle ricerche, la precisione dei soccorsi, la capacità di coordinamento.
LA MACCHINA DEI SOCCORSI: SOMMOZZATORI, SQUADRE FLUVIALI E CAPITANERIA
Come si cerca una persona in un fiume che scorre e muta? La risposta è nella disciplina dei team che, da ore, triangolano postazioni e metodi. I sommozzatori dei Vigili del fuoco calano in acqua secondo finestre temporali dettate da sicurezza e visibilità; le squadre fluviali perlustrano con mezzi leggeri tratti di sponda e anse, mentre le unità ordinarie tengono il raccordo logistico, presidiano gli accessi, garantiscono supporto. La Capitaneria di porto, con competenze su acque e sicurezza della navigazione, integra il dispositivo: occhio lungo il corso fino alle zone più prossime alla foce, esperienza nella lettura delle correnti, nella gestione di scenari complessi. Le difficoltà operative sono note agli addetti: l’acqua primaverile può restare fredda e torbida, la portata del fiume variare per piogge recenti, i fondali celare buche, tronchi, detriti. La visibilità subacquea è spesso ridotta; per questo le ricerche combinano immersioni mirate, dragaggi selettivi e pattugliamenti ripetuti, perché un dettaglio che sfugge al primo passaggio può apparire al secondo.
UN FIUME DI CONFINE E DI INSIDIE: IL TRIGNO E IL TERRITORIO DI MONTENERO DI BISACCIA
Il Trigno, che in larga parte segna il confine naturale tra Abruzzo e Molise, ha una morfologia che alterna tratti lenti a improvvisi restringimenti, dove la corrente accelera e modella il letto. A Montenero di Bisaccia il territorio scende verso la valle in una sequenza di piani e incisioni: un paesaggio bellissimo, ma che, come spesso accade, nasconde insidie per chi deve lavorare nell’alveo. Il ponte crollato lungo la statale 16 era un attraversamento cruciale per collegare entroterra e costa. È lì che la geografia incontra la vulnerabilità: laddove fiumi, infrastrutture e traffico si intersecano, basta un cedimento per trasformare una linea di connessione in una ferita aperta. Non è una metafora compiaciuta, ma la descrizione amara di un rischio che il Paese conosce bene.
UNA PASQUA SOSPESA TRA SPERANZA E ATTESA: L’ECO DA BISCEGLIE
C’è un nome che rimbalza da Montenero di Bisaccia a Bisceglie: Domenico Racanati. Sappiamo che è originario della cittadina pugliese, affacciata sull’Adriatico come tante sorelle della costa orientale. È facile immaginare – senza scadere nell’enfasi – la Pasqua sospesa di chi lo aspetta: telefoni che squillano, messaggi che chiedono aggiornamenti, promesse sussurrate di “fateci sapere”. In queste ore, le comunità si stringono: quella locale, che vede i lampeggianti rosseggiare fino a sera, e quella d’origine, che cerca nei notiziari una riga capace di sciogliere l’ansia. Le ricerche proseguono “per l’intera giornata”: un’espressione che, tradotta, significa turni prolungati, personale specializzato richiamato in servizio, dispositivi di sicurezza al massimo livello. È una corsa contro il tempo, certo, ma anche una maratona di resistenza emotiva.
VIABILITÀ E INFRASTRUTTURE: DOMANDE INEVITABILI DOPO UN CROLLO
Perché un ponte può cedere? È la domanda che sorge spontanea ogni volta che la parola “crollo” entra nella cronaca. È prematuro azzardare cause: i tecnici verificheranno, gli inquirenti ricostruiranno. Tuttavia, alcune riflessioni sono legittime. L’Italia attraversa la propria modernità sopra un reticolo di opere costruite in decenni diversi, con materiali, standard e filosofie progettuali che portano l’impronta del loro tempo. Il tema non è nuovo, né effimero: manutenzione, monitoraggio, pianificazione degli interventi sono la triade su cui si misura la sicurezza. C’è poi il fattore ambientale: le dinamiche fluviali cambiano, gli eventi meteorologici estremi si fanno più frequenti, le escursioni di portata mettono alla prova spalle, pile, fondazioni. La domanda che dobbiamo porci – politica, tecnica, culturale – è se il sistema Paese stia correndo abbastanza nella direzione giusta, prima che la realtà lo costringa a rincorrere.
## PREVENZIONE E MANUTENZIONE: DAL CASO LOCALE ALLA MAPPA NAZIONALE
Ogni crollo ha una storia a sé, ma tutti parlano il linguaggio della prevenzione. Monitoraggi strumentali continui, ispezioni periodiche, banche dati condivise sulle criticità, filiere della manutenzione snelle e finanziate: sono tasselli che fanno la differenza tra un allarme gestito e un’emergenza subita. Lo abbiamo imparato negli anni, anche alla luce di tragedie che hanno scosso l’opinione pubblica. Non è retorica: è un’agenda concreta che chiede risorse e responsabilità diffuse, dal centro alle amministrazioni locali.
LE PROSSIME ORE: COSA ASPETTARSI DALLE OPERAZIONI LUNGO SPONDE E FONDALI
Cosa accadrà adesso? Le ricerche proseguiranno lungo sponde e fondali, con maglie sempre più fitte, allargando e restringendo i perimetri in base agli indizi raccolti. Verranno incrociati i dati di superficie con le scansioni subacquee dove possibile; si terrà conto delle correnti del Trigno, della morfologia delle anse, della presenza di ostacoli. La Capitaneria di porto manterrà l’attenzione anche verso valle, perché un oggetto o un corpo possono percorrere tratti inattesi con l’abbassarsi della portata o cambiare posizione al variare delle ore. Intanto, sullo sfondo, si apre il capitolo delle verifiche strutturali e della messa in sicurezza dell’area del crollo. Perché mentre gli operatori continuano a cercare Domenico Racanati, il territorio ha bisogno di rassicurazione e pianificazione: percorsi alternativi per la mobilità, cantieri in sicurezza, informazione costante ai cittadini. Non basteranno poche righe di aggiornamento: servirà un lavoro paziente, come quello di chi setaccia, metro dopo metro, le sponde di un fiume. C’è una domanda finale, che non pretende risposta immediata: riusciremo a trasformare la lezione di Montenero di Bisaccia in un acceleratore di consapevolezza, prima ancora che di opere? È da qui che passa la differenza tra cronaca e responsabilità. Oggi, però, lo sguardo resta sul Trigno: sulle acque che scorrono, sui lampeggianti che punteggiano l’argine, sui passi lenti di chi cerca, senza arrendersi, anche nel giorno in cui tutto il Paese avrebbe voluto fermarsi.
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