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L'anniversario

L'Aquila, 17 anni dopo il terremoto: il Molise ricorda le sue sei vittime

Alle 3.32 del 6 aprile 2009, una scossa di magnitudo 5,8 sulla scala Richter piegò il capoluogo abruzzese, ne sconvolse le case, le strade, la vita.

l’aquila, 17 anni dopo: il molise ricorda le sue vittime e chiede memoria attiva

Tra i 309 nomi che il Parco della Memoria custodisce come un sacrario laico, risuonano anche quelli di sei molisani: Ernesto Sferra, Luana Paglione, Danilo Ciolli, Elvio Romano, Vittorio Tagliente e Michele Iavagnilio. Sei storie, sei destini interrotti nel medesimo istante

È nelle ore che precedono la notte che la memoria sembra farsi più nitida. A L’Aquila, diciassette anni dopo, il tempo non ha cancellato nulla: ha solo inciso più a fondo. Alle 3.32 del 6 aprile 2009, una scossa di magnitudo 5,8 sulla scala Richter piegò il capoluogo abruzzese, ne sconvolse le case, le strade, la vita. Oggi, tra i 309 nomi che il Parco della Memoria custodisce come un sacrario laico, risuonano anche quelli di sei molisani: Ernesto Sferra, Luana Paglione, Danilo Ciolli, Elvio Romano, Vittorio Tagliente e Michele Iavagnilio. Sei storie, sei destini interrotti nel medesimo istante. Che cosa significa ricordare, a diciassette anni di distanza? Significa tenere acceso un lume nella notte, ma anche pretendere che quella luce orienti scelte, priorità, politiche pubbliche. Altrimenti il rito si fa forma, e la forma si svuota.

IL SISMA CHE SPEZZÒ UN’INTERA COMUNITÀ
Alle 3.32 del 6 aprile 2009 la terra tremò sotto L’Aquila: 309 morti, 1.600 feriti e oltre 70 mila sfollati. È un bilancio che ancora oggi pesa come un macigno sulla coscienza del Paese. Le immagini di Onna sbriciolata, della Casa dello Studente collassata, dei centri storici feriti sono entrate in una grammatica nazionale del lutto. Da allora, la città ha affrontato il lungo cantiere della ricostruzione materiale, ma la vera, ostinata ricostruzione è quella delle relazioni, del tessuto civile, delle abitudini: l’ordito invisibile che una scossa può strappare in pochi secondi e che richiede anni per essere rammendato.

SEI NOMI, SEI VITE: IL PREZZO PAGATO DAL MOLISE
La memoria, per essere giusta, ha bisogno di dettagli. Perché dietro ogni cifra ci sono volti, famiglie, luoghi. Il Molise quell’alba maledetta ha perso sei suoi figli e figlie.

# LUANA PAGLIONE, LA PRIMA A ESSERE RIPORTATA ALLA LUCE
Quarantenne, originaria di Capracotta, da anni viveva a Onna. La sua casa crollò. Tra le macerie la trovarono per prima, mentre il marito e la figlia di quattro anni si salvarono. La sua storia racconta l’assurdità di un destino che, nelle stesse stanze, risparmia e colpisce, come un vento che cambia direzione all’ultimo istante.

# ERNESTO SFERRA, L’ANZIANO CHE AVEVA SCELTO LA FAMIGLIA
Ottant’anni, nato a Carovilli e residente a Forlì del Sannio, si era trasferito da pochi mesi a L’Aquila per stare con la figlia e il genero. Il crollo dell’edificio non gli lasciò scampo. È l’immagine di un nonno che cerca prossimità e trova, invece, la fragilità di muri che avrebbero dovuto proteggere.

# DANILO CIOLLI, LA PROMESSA INTERROTTA DI UN RAGAZZO DI CAROVILLI
Venticinque anni, studente, amava suonare in band, i Pink Floyd, Giorgia. Il suo corpo fu recuperato il 7 aprile. In lui si cristallizza la traiettoria spezzata di chi aveva scelto L’Aquila come città dallo sguardo giovane, tra aule universitarie e progetti che non hanno avuto tempo.

# VITTORIO TAGLIENTE, LA RICERCA DI FUTURO IN VIA SANT’ANDREA
Isernia, 25 anni. Il suo corpo fu estratto l’8 aprile dalle macerie di un edificio in via Sant’Andrea, nel centro della città. Nel suo nome la topografia del dolore si fa precisa: le strade non sono più mappe, ma ricordi che bruciano.

# ELVIO ROMANO, STUDENTE D’INGEGNERIA E IL RICONOSCIMENTO DEL PADRE
Bojano lo aspettava. Elvio, 24 anni, studente d’ingegneria, venne riconosciuto il 9 aprile dal padre Bartolomeo e dallo zio. È un gesto che nessun genitore dovrebbe conoscere: riconoscere un figlio, laddove lo Stato dovrebbe garantire sicurezza, verifica, responsabilità.

# MICHELE IAVAGNILIO, IL LAVORO CON I RAGAZZI E L’ULTIMO RITROVAMENTO
Isernia anche nel suo caso. Viveva a L’Aquila da anni: laureato nel 2007, lavorava come operatore in un centro per bambini e ragazzi con autismo. Dopo quattro giorni di ricerche, fu ritrovato senza vita. Nella sua professione, l’eco di una città che cura e accompagna i più fragili, mentre essa stessa impara a farsi curare.

IL RITO CIVILE DEL 6 APRILE: I LUOGHI, LE ORE, I GESTI
La memoria non è casuale, ha un calendario e un lessico. Questa sera a L’Aquila il programma per il diciassettesimo anniversario intreccia raccoglimento, istituzioni e musica. Alle 21, nella Villa Comunale, nel piazzale dell’Emiciclo, la distribuzione dei fiori. Alle 21.30, sotto il porticato dell’Emiciclo, si esibiscono i Solisti Aquilani: note come fili, per tenere insieme ciò che la scossa provò a dividere. Alle 22.10 il corteo si sposta verso il Parco della Memoria; alle 22.15 l’accensione del braciere e la lettura dei 309 nomi. È un elenco che non si ascolta, si attraversa: ogni nome è un passo. Alle 00.10, i fiori deposti accanto ai nomi incisi sulla fontana del Parco, il marmo che custodisce, l’acqua che scorre, come un metronomo del dolore.

IL GIORNO DEL LUTTO CITTADINO: FEDE, ISTITUZIONI, COMUNITÀ
Domani, 6 aprile, il sindaco Pierluigi Biondi ha proclamato il lutto cittadino. Si comincia alle 9.30 con la deposizione di fiori all’Angelo di legno davanti alla Casa dello Studente, ferita simbolo che parla ai ragazzi e parla ai tecnici, agli amministratori, ai professionisti. Alle 10, nella chiesa delle Anime Sante in piazza Duomo, la messa in suffragio celebrata dall’arcivescovo metropolita Antonio D’Angelo. Alle 11.30, nella basilica di Collemaggio, un momento di memoria con la Cappella Musicale Pontificia Sistina e l’attore Daniele Pecci, direzione artistica del maestro Leonardo De Amicis. Alle 17, al Teatro del CSA, il concerto “Musica che unisce”, con L’orchestra jazz che vorrei L’Aquila, laboratorio per ragazzi dai 10 ai 18 anni. La musica come promessa, la città come aula: si impara insieme il vocabolario della resilienza.

DAL LUTTO ALLA RESPONSABILITÀ: LE DOMANDE CHE CONTANO DAVVERO
Il ricordo non può essere solo un rito. Che cosa abbiamo imparato, davvero, dal 6 aprile 2009? Siamo stati capaci di tradurre la commozione in prevenzione, la pietà in regola, il cordoglio in competenza? La lezione aquilana resta un monito per l’Italia intera: mappatura del rischio, manutenzione del patrimonio, cultura della sicurezza sismica nelle scuole, cantieri della ricostruzione come cantieri di legalità. È questo il discrimine tra il celebrare e il cambiare. Perché l’etica del ricordo pretende un passo in più: riconoscere le responsabilità diffuse, pretendere protocolli aggiornati, formare tecnici e cittadini, verificare. Non si tratta di trasformare ogni anniversario in un tribunale, ma di impedire che la mappa delle fragilità resti una carta muta. L’Aquila ha riaperto teatri e chiese, ricucito quartieri, rilanciato l’università: ogni pietra posata chiede a sua volta manutenzione della coscienza civile. E il Molise, che in quella notte pianse sei suoi figli, sa cosa significa essere parte di una comunità che travalica confini regionali: la geografia del sisma è una geografia dell’appartenenza.

LA MEMORIA CHE EDUCA: I GIOVANI AL CENTRO
La scelta di affiancare al raccoglimento momenti musicali e formativi non è accessorio, è sostanza. I Solisti Aquilani sotto il porticato dell’Emiciclo, la Cappella Sistina a Collemaggio, l’orchestra dei ragazzi al Teatro del CSA: sono tasselli di una stessa architettura simbolica. La città non vuole solo piangere, vuole insegnare. Perché ricordare è un verbo transitivo: chiede un oggetto (i nomi) e un progetto (le scelte). E i giovani, destinatari e protagonisti, diventano la cerniera tra il prima e il dopo, tra ciò che fu e ciò che sarà.

SEI STORIE COME BUSSOLA
Tornano, allora, i nomi: Ernesto Sferra, Luana Paglione, Danilo Ciolli, Elvio Romano, Vittorio Tagliente, Michele Iavagnilio. Dicono un Molise che abita l’Abruzzo, un’Aquila che abbraccia il Mezzogiorno, un Paese che, quando trema, scopre quanto conti la qualità delle sue regole, della sua edilizia, delle sue scelte. La memoria è una cicatrice: non si cancella, ma può guarire bene o male. Dipende da come ce ne prendiamo cura. A L’Aquila, stasera, i fiori scorreranno come un fiume silenzioso dalla Villa Comunale al Parco della Memoria. Domani, tra l’Angelo di legno, la Casa dello Studente, piazza Duomo e Collemaggio, si comporrà un atlante di gesti: civili, religiosi, musicali. Non chiedono applausi, chiedono fedeltà. È questo, forse, il modo più onesto di essere all’altezza di quei 309 nomi. E di quei sei, per i quali il Molise — oggi come allora — si ferma, guarda L’Aquila e ripete: presente.

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