L'iniziativa
27.01.2026 - 15:06
Il cuore del servizio è l’ospedale San Timoteo di Termoli, dove i volontari garantiscono almeno un turno a settimana, spesso di più, entrando nei reparti dalla pediatria alla chirurgia, dalla medicina alla cardiologia, fino alla psichiatria. Ogni volta, la stessa missione: restituire centralità alla persona, alleggerire l’ansia, aprire uno spiraglio in una giornata difficile.
Che cosa accade quando un naso rosso entra in corsia? Può davvero un sorriso cambiare il modo in cui viviamo la cura, la malattia, l’attesa? A Termoli, la risposta passa da un invito semplice e potente: “a volte tutto inizia da una semplice curiosità”. È lo slogan scelto dall’associazione Sorridere Sempre ODV per il corso di clownterapia aperto a tutti, in programma il 31 gennaio e il 1 febbraio presso la parrocchia del Carmelo. Due giorni per mettersi in gioco, capire cosa sia davvero la clownterapia e valutare se quel piccolo slancio personale può diventare un percorso di volontariato radicato nella comunità.
UNA CURIOSITÀ CHE DIVENTA IMPEGNO
Non serve esperienza, non servono titoli altisonanti: bastano interesse, rispetto, voglia di imparare. Sorridere Sempre esiste da 14 anni e, nel Basso Molise, è ormai una presenza riconoscibile, quasi un filo rosso — anzi, rosso naso — che cuce la relazione tra ospedale, case di riposo, centri diurni e piazze. Il cuore del servizio è l’ospedale San Timoteo di Termoli, dove i volontari garantiscono almeno un turno a settimana, spesso di più, entrando nei reparti dalla pediatria alla chirurgia, dalla medicina alla cardiologia, fino alla psichiatria. Ogni volta, la stessa missione: restituire centralità alla persona, alleggerire l’ansia, aprire uno spiraglio in una giornata difficile.
DUE GIORNI PER METTERSI IN GIOCO: 31 GENNAIO E 1 FEBBRAIO
Il fine settimana di formazione alla parrocchia del Carmelo è pensato come primo passo concreto. “Durante il corso – spiega il presidente Camillo De Michele – lavoriamo prima di tutto su noi stessi. Riscopriamo il bambino che è in ognuno di noi, impariamo ad ascoltare, a stare nel momento presente. Poi tutto questo viene donato agli altri. È un percorso che non riguarda solo chi riceve, ma anche chi sceglie di dare”. È un invito rivolto a studenti, lavoratori, pensionati, a chiunque senta il desiderio di fare qualcosa di utile per la propria comunità.
# OLTRE L’IMPROVVISAZIONE: LA CLOWNTERAPIA NON È ANIMAZIONE
La clownterapia non è intrattenimento estemporaneo. Nasce negli anni Settanta grazie al medico statunitense Patch Adams e si è affermata come pratica capace di ridurre ansia e stress, migliorare l’umore e rendere più umana l’esperienza della cura. Non sostituisce la medicina: la accompagna. Usa strumenti seri — il gioco, l’ironia, l’ascolto — per trasformare emozioni negative in vissuti più tollerabili, coinvolgendo non soltanto i pazienti, ma anche i familiari e gli operatori sanitari. In fondo, in corsia non c’è mai solo “un paziente”: c’è una persona con una storia, un presente che fa paura e un futuro da immaginare.
## DALL’ENDORFINA ALLA RELAZIONE: PERCHÉ RIDERE FA BENE
Sappiamo che la risata stimola le endorfine, rilassa il corpo, abbassa la tensione. Ma il cuore della clownterapia è un altro: la qualità della relazione. È quel dialogo fatto di sguardi, piccoli gesti e tempi giusti che, come una “valvola di decompressione emotiva”, aiuta a rimettere in circolo energie e risorse. È una grammatica dell’attenzione, prima che dello scherzo, che riporta equilibrio laddove l’ospedale tende — per necessità — a spersonalizzare. E la leggerezza, qui, non è superficialità: è l’arte di non schiacciare con il peso del dolore.
SORRIDERE SEMPRE NEL BASSO MOLISE: LUOGHI, NOMI, VOLTI
“Il nostro servizio nasce soprattutto per l’ospedale – racconta Camillo De Michele – ma negli anni si è allargato alle case di riposo, ai centri diurni, alle attività in piazza quando veniamo chiamati dai Comuni. Siamo presenti a Termoli, Campomarino, San Martino e nelle varie strutture dei paesi limitrofi. Incontriamo bambini, anziani, persone con disabilità motorie, mentali e fisiche. Ovunque andiamo, proviamo a portare leggerezza, relazione, presenza”. Accanto a De Michele, il direttivo è composto da Lucia Aloia, Stefania Bovino, Antonella Romantini, Simona Bitri, Alessia Verzino e Annalisa Ianieri: un gruppo che ha scelto di trasformare tempo ed energie in un servizio fatto di empatia, ascolto, piccoli riti che creano fiducia.
# UN METODO CON IL NASO ROSSO: FORMAZIONE, ETICA, CONFINI
La clownterapia ha le proprie regole: non si entra a caso in una stanza, non si “performano” numeri scollegati dal contesto. Si chiede permesso, si osserva, si valuta il momento clinico e quello emotivo, si costruisce un filo narrativo condiviso. Si lavora in coppia o in piccoli gruppi, modulando la presenza: in pediatria si gioca, in geriatria si rallenta, in psichiatria si coltiva la delicatezza. La bussola è l’etica: rispetto della persona, dei ruoli clinici, dei tempi di cura. Il naso rosso è uno strumento, non un travestimento.
## UN LAVORO SU DI SÉ, PRIMA CHE SULL’ALTRO
Formarsi alla clownterapia significa anche addestrarsi all’ascolto. Riconoscere i propri limiti, saperli comunicare al partner di intervento, prendersi cura del proprio benessere per non “bruciarsi”. Il corso del 31 gennaio e 1 febbraio promette proprio questo: un assaggio di tecniche, ma soprattutto un allenamento alla presenza. Perché il clown dottore è, prima di tutto, un custode della qualità del contatto umano.
DOVE LA LEGGEREZZA SERVE DI PIÙ: I REPARTI E I CONTESTI
Dalla pediatria, dove l’attesa di un prelievo può diventare una piccola avventura, alla cardiologia, dove una battuta spezza l’ansia di un monitor che apetta, fino alla psichiatria, in cui ogni gesto dev’essere calibrato: la clownterapia agisce come una pausa di respiro. Nelle case di riposo, un canto condiviso riannoda ricordi lontani; nei centri diurni, un gioco motiva e coinvolge; nelle attività in piazza, la comunità si riconosce attorno a un sorriso. È una tessitura sottile, che tiene insieme pezzi di città spesso lontani tra loro.
# COMUNITÀ E RADICI: RESTARE NEL BASSO MOLISE
In un territorio che fatica a trattenere energie e giovani, esperienze come Sorridere Sempre mostrano una via alternativa del “restare”: spendersi per gli altri, rafforzare i legami, sentirsi parte di un racconto comune. Dietro ogni naso rosso c’è una persona che ha deciso di esserci. E non è un dettaglio: in tempi in cui la solitudine è un’epidemia silenziosa, il volontariato diventa un presidio di salute collettiva.
## L’INVITO: TRASFORMARE LA CURIOSITÀ IN GESTO
“Due giorni per conoscersi, formarsi e magari scoprire che donare un sorriso, proprio dove sorridere è più difficile, può diventare una scelta di vita”, recita l’appello. A volte serve solo quel primo passo. Il resto lo fa l’incontro: con chi soffre, con chi cura, con chi accompagna. Perché la terapia del sorriso è anche — e soprattutto — una terapia della presenza.
INFORMAZIONI ESSENZIALI
- Quando: 31 gennaio e 1 febbraio - Dove: parrocchia del Carmelo, Termoli - Promotori: Associazione Sorridere Sempre ODV, attiva da 14 anni - Ambiti di intervento: ospedale San Timoteo (pediatria, chirurgia, medicina, cardiologia, psichiatria), case di riposo, centri diurni, attività in piazza a Termoli, Campomarino, San Martino e paesi limitrofi - Direttivo: presidente Camillo De Michele; Lucia Aloia, Stefania Bovino, Antonella Romantini, Simona Bitri, Alessia Verzino, Annalisa Ianieri Chi desidera avvicinarsi alla clownterapia non ha bisogno di superpoteri: solo di tempo, di un po’ di ironia, di molta gentilezza. E di quella curiosità iniziale che, come un sassolino lanciato nello stagno, può allargare cerchi di bene ben oltre la corsia.
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