L'evento
30.01.2026 - 14:16
Al centro dell’incontro è atteso il Salvatore Cernuzio, giornalista vaticanista, che porterà uno sguardo esperto sulle dinamiche dell’informazione contemporanea e sulla responsabilità morale di chi racconta fatti, contesti, persone.
PERCHÉ CUSTODIRE VOCI E VOLTI OGGI?
Che cosa resta della parola nell’epoca della notifica? Sabato 31 gennaio alle 9:30, a Termoli, all’ex cinema S. Antonio, la Conferenza Episcopale Abruzzese Molisana (CEAM) convoca giornalisti, operatori e cittadini per un momento di riflessione che suona come un invito, ma anche come un monito: “custodire voci e volti umani”. È il titolo dell’incontro pensato in preparazione alla LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali e rimette al centro un’esigenza che attraversa redazioni e social, televisioni e chat: preservare l’umanità e l’etica nel racconto quotidiano della realtà, restituendo dignità alle storie e responsabilità a chi le narra. In un mondo sempre più interconnesso ma spesso frammentato, dove la velocità pretende risposte prima ancora che le domande finiscano di formarsi, il richiamo è netto: la comunicazione non è solo trasmissione di dati, è un incontro. E ogni incontro, per essere autentico, chiede tempo, ascolto, misura. Non è un lusso: è la condizione per non perdere di vista i volti dietro le notizie.
# I PROTAGONISTI: COMPETENZE CHE DIALOGANO
Il confronto termolese accoglie voci diverse, unite da un filo comune: la responsabilità di chi lavora con parole e immagini. Al centro dell’incontro è atteso il dottor Salvatore Cernuzio, giornalista vaticanista, che porterà uno sguardo esperto sulle dinamiche dell’informazione contemporanea e sulla responsabilità morale di chi racconta fatti, contesti, persone. Con lui interverranno figure radicate nel territorio e nel settore: S.E. mons. Claudio Palumbo, vescovo di Termoli-Larino e delegato CEAM per le Comunicazioni Sociali; il dottor Vincenzo Cimino, presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Molise; don Claudio Tracanna, incaricato regionale dell’Ufficio Comunicazioni Sociali CEAM; la dottoressa Enrica Cefaratti, presidente dell’UCSI Molise. Non è un semplice parterre: è la rappresentazione di una filiera che va dalla dimensione ecclesiale alla deontologia professionale, dall’esperienza associativa a quella pastorale, per interrogarsi insieme su una domanda essenziale: come può, oggi, la comunicazione restare uno strumento di incontro autentico?
# “CUSTODIRE” NON È UNO SLOGAN: È UN METODO
“Custodire voci e volti”: la formula racchiude un programma. Custodire significa, anzitutto, riconoscere che ogni storia merita rispetto; che i numeri non sono mai neutri, perché rimandano a persone; che le immagini, potentissime, vanno maneggiate con cura per non trasformarsi in spettacolo del dolore o amplificazione della paura. Significa praticare l’artigianato paziente della parola: verificare, contestualizzare, distinguere, e – quando serve – tacere, per ascoltare meglio. Serve una grammatica dell’incontro. Ogni disciplina ce l’ha: il giornalismo la ritrova nella proporzionalità dei titoli, nella completezza delle fonti, nella trasparenza sugli errori; l’ecosistema digitale la declina in un uso responsabile delle piattaforme, nella scelta dei tempi e dei modi di pubblicazione, nella cura degli spazi di commento. In questo senso, l’iniziativa della CEAM è insieme un laboratorio e un promemoria.
# LA VELOCITÀ E IL SUO PREZZO: QUANDO IL CRONOMETRO DET DETTATURE
Siamo abituati al ritmo delle breaking news. Ma quante volte la corsa alla prima pubblicazione sacrifica l’accuratezza, intensifica la polarizzazione, riduce l’altro a cartolina? L’urgenza di “preservare l’umanità e l’etica” è anche risposta a queste derive: al sensazionalismo facile, alla confusione tra opinione e informazione, alla tentazione di piegare i fatti a un frame che “funziona”. Qual è l’alternativa? Un tempo editoriale che faccia posto alla lentezza quando serve; un’attenzione nuova al linguaggio – inclusivo, sobrio, preciso –; la consapevolezza che le immagini, ormai, sono testi che parlano e dunque esigono didascalie oneste, contesti corretti, scelte editoriali consapevoli. È questione di mestiere, certo. Ma è anche questione di etica pubblica.
# TERMOLI, EX CINEMA S. ANTONIO: IL LUOGO FA NOTIZIA
Non è casuale la scelta dell’ex cinema S. Antonio. Un luogo di visioni che torna ad essere luogo di visione condivisa. La città di Termoli diventa così un crocevia dove il locale incontra il globale: Molise e Abruzzo si danno appuntamento per discutere di un tema che riguarda ogni comunità. Il territorio non fa da cornice, è sostanza: perché è nei contesti concreti – nelle cronache civiche, nelle periferie informative, nella prossimità con le persone – che la comunicazione mischia le mani con la vita. Rimettere al centro “voci e volti” significa anche dare spazio a realtà spesso ai margini: non solo grandi eventi, ma storie di quartiere; non solo trend, ma percorsi; non solo numeri, ma nomi. È qui che un incontro come questo può generare impatti duraturi: nelle redazioni locali, nelle scuole, nelle parrocchie, nelle associazioni professionali.
# VERSO LA LX GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI
Il percorso verso la sessantesima edizione della Giornata non è una ricorrenza da calendario: è una palestra. Prepararsi significa verificare pratiche, aggiornare criteri, misurare la distanza tra intenzioni e risultati. Il tema proposto dalla CEAM – preservare l’umanità – porta con sé un’agenda concreta: formare le coscienze prima degli algoritmi, coltivare l’ascolto prima del commento, imparare a sostare su ciò che non si capisce subito. La responsabilità morale evocata dagli organizzatori non riguarda solo chi firma gli articoli. Parla ai comunicatori istituzionali, agli educatori, ai content creator, a chi opera negli uffici stampa e nei media diocesani. Parla alle piattaforme, alle loro policy, a chi modera conversazioni e a chi le anima. Perché la comunicazione è un bene comune: si costruisce insieme, si deteriora insieme.
## SPUNTI OPERATIVI PER CHI COMUNICA
- Dare un nome alle persone prima di un’etichetta: la dignità si riconosce nei dettagli. - Contestualizzare le immagini: un frame senza storia rischia la manipolazione involontaria. - Verificare le fonti con metodo: la seconda chiamata vale quanto la prima pubblicazione. - Curare i titoli: promettere ciò che il testo mantiene, senza forzature. - Promuovere spazi di ascolto: commenti moderati, repliche chiare, correzioni visibili. - Ricordare che il silenzio, talvolta, è un atto di responsabilità.
## LA TRAMA COMUNE: COMUNITÀ, PROFESSIONE, SERVIZIO
Che cosa rende “comunitaria” una comunicazione? La sua capacità di generare legami. È qui che l’apporto di S.E. mons. Claudio Palumbo, di don Claudio Tracanna, della dottoressa Enrica Cefaratti e del dottor Vincenzo Cimino si intreccia con la prospettiva di Salvatore Cernuzio: pastorale, deontologia, competenza professionale e sensibilità associativa compongono una trama che può reggere l’urto delle trasformazioni in corso. Il risultato non è un manifesto, ma una prassi: riconoscere i confini, assumere le responsabilità, condividere gli standard, custodire le persone.
## DOMANDE PER IL “DOPO TERMOLI”
- Come rendere strutturale – nelle redazioni e nelle istituzioni – l’attenzione ai “volti” oltre i “dati”? - Quali percorsi formativi avviare perché etica e tecnica camminino insieme? - In che modo gli organismi professionali e le realtà ecclesiali possono cooperare in modo continuativo, oltre l’evento?
# UNA BUSSOLA PER TEMPI FRASTAGLIATI
I seminari passano, le abitudini restano. E allora la vera notizia potrebbe essere questa: a Termoli, sabato 31 gennaio, si tenta un cambio di passo. Non la nostalgia di un passato ideale, ma l’impegno a costruire una comunicazione che faccia spazio a ciò che conta: volti e voci. Perché la cronaca, quando dimentica la persona, perde il suo perché; quando la ritrova, diventa servizio. E un servizio, per definizione, è rivolto a tutti.
edizione digitale
Autorizzazione Tribunale di Campobasso n. 18/10 del 25/08/2010. Direttore responsabile: Antonio Blasotta. Luogo di pubblicazione: Campobasso. Mail: redazione@ilnuovomolise.it Tel. 392.9700990