Il successo
10.03.2026 - 14:03
Il 19 marzo, a Castelpetroso, nella cornice della Fonte dell’Astore, la delegazione di Isernia dell’Accademia Italiana della Cucina guida la firma del “Patto per la Tutela e la Promozione della Cultura Gastronomica Locale”.
Chi l’ha detto che il Molise non esiste? Esiste eccome, e lo dimostra a tavola. Dopo i successi ai Campionati della cucina italiana di Rimini (15-17 febbraio), gli chef molisani tornano a casa con un medagliere di assoluto rilievo e, soprattutto, con un mandato: tutelare e promuovere la propria cultura gastronomica. Il 19 marzo, a Castelpetroso, nella cornice della Fonte dell’Astore, la delegazione di Isernia dell’Accademia Italiana della Cucina guida la firma del “Patto per la Tutela e la Promozione della Cultura Gastronomica Locale”. È solo una cerimonia? O l’inizio di una stagione in cui il territorio farà rete per trasformare la qualità in identità riconoscibile?
# UN PATTO PER LA MEMORIA E PER IL MERCATO
La data non è casuale: il 19 marzo rientra nella “cena ecumenica straordinaria” organizzata in contemporanea dalle delegazioni dell’Accademia in tutto il mondo. Sullo sfondo, il recente riconoscimento della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’Unesco, che impone una responsabilità: salvare saperi, custodire rituali, valorizzare produzioni. Firmare un patto, allora, cosa significa in concreto? È l’impegno a non ridurre la cucina a spettacolo, ma a sistema: filiere locali, formazione, ospitalità, promozione coordinata. È una promessa che chiama a raccolta cuochi, produttori, scuole alberghiere, istituzioni. In Molise, regione abituata a lavorare in silenzio più che a rivendicare palcoscenici, l’atto assume un peso ancora maggiore: tradurre il patrimonio immateriale in opportunità tangibili, evitando la museificazione del gusto. Non basta replicare ricette; serve raccontare storie, intrecciare paesaggi, proteggere biodiversità gastronomiche. Il patto si colloca qui: tra tutela e sviluppo, tra memoria e mercato.
# RIMINI, LA PROVA DEL NOVE
Il recente viaggio a Rimini, ai Campionati della cucina italiana, ha mostrato come il Molise sappia competere ad armi pari. La delegazione dell’Unione Cuochi Regione Molise ha portato a casa numerose vittorie in diverse categorie: un medagliere “di assoluto rilievo”, recita la nota, che certifica la maturità tecnica e la coesione della squadra. Tanto che, per la prima volta, gli onori verranno resi “in casa”: a Castelpetroso, dove si celebra un risultato che va oltre il pur necessario computo delle medaglie.
## I PROTAGONISTI: UNA FILIERA DI TALENTI
Guidato dal team manager Matteo Miucci, presidente provinciale dei Cuochi di Campobasso, e affiancato dai coach Gaetano Minervini e Raffaele Garofalo, il Team Molise ha schierato un gruppo solido e variegato: Lidia Lutan, Fabrizio Savini, Giovanni Di Benedetto, Marco Massaro, Chiara Giancola, Giuseppe D’Alessandro, Ernesta Vassolo, Anastasia Di Pinto e Alessandro Benvenuto. A testimoniare la compattezza del sistema, la presenza del presidente regionale Massimo Talia, del presidente nazionale Giovani Ermando Paglione, del presidente dell’Associazione Cuochi di Isernia Giovanni Colarusso e del responsabile Giovani Simone Petti. Non è solo un elenco di nomi. È la fotografia di una piccola “filiera umana” che unisce maestri e giovani, sala e cucina, provincia e rete nazionale. Un laboratorio dove si intrecciano tecnica, disciplina e una certa ostinazione identitaria: dimostrare che una regione spesso fuori dai radar può diventare laboratorio di eccellenza.
# CASTELPETROSO CAPITALE PER UNA NOTTE
Teatro della serata sarà la Fonte dell’Astore, a Castelpetroso (Isernia): una scelta che parla di radicamento e di accoglienza. Qui, alle 20.30, il programma entrerà nel vivo con il «menù della vittoria», una cena conviviale curata dagli chef dell’Associazione Cuochi del Molise che riproporrà alcune delle pietanze premiate al campionato nazionale. Tecnica e territorio, innovazione e identità: è su questo crinale che si gioca il successo contemporaneo della cucina regionale.
## UN GESTO D’ARTE PER L’UNESCO
Prima della cena, un momento simbolico: lo chef Giovanni Colarusso realizzerà dal vivo una scultura di ghiaccio dedicata al riconoscimento Unesco. Un’opera effimera, destinata a sciogliersi, come a ricordare che la cultura gastronomica è viva solo se vissuta, condivisa, tramandata. Il ghiaccio si scioglie, ma l’idea resta: un invito a non disperdere il capitale di saperi che la cucina italiana — e quella molisana in particolare — custodisce.
# DENTRO IL “MENÙ DELLA VITTORIA”: QUANDO IL TERRITORIO DIVENTA TECNICA
Si può celebrare un territorio senza cadere nel folklore? È qui che entra in gioco l’abilità degli chef: trasformare prodotti identitari in piatti capaci di parlare linguaggi contemporanei. Il riferimento dichiarato è la valorizzazione delle produzioni locali: dai formaggi storici ai salumi, dagli oli ai cereali antichi, passando per ortaggi e carni allevate nel rispetto dell’ambiente appenninico. Non serve l’elenco per capire la direzione: stagionalità, tracciabilità, filiere corte. In competizione, come in una cena che vuole raccontare una regione, l’ingrediente diventa medium narrativo: struttura e memoria, sapidità e paesaggio. È la grammatica della nuova cucina territoriale: togliere invece di aggiungere, per far emergere il carattere senza perdere eleganza.
# IDENTITÀ, FORMAZIONE, OSPITALITÀ: LA STRATEGIA OLTRE L’EVENTO
Cosa resta dopo una cena? Idealmente, una strategia. La spedizione vincente a Rimini e la firma del patto a Castelpetroso possono essere la base di un percorso integrato: turismo esperienziale, ristorazione ambiziosa, eventi formativi, reti d’impresa. La presenza del presidente nazionale Giovani dell’Accademia, Ermando Paglione, insieme ai responsabili regionali e provinciali, suggerisce una regia che punta sui giovani: passare il testimone non come rito, ma come investimento. Il Molise, con i suoi tempi lenti e la sua biodiversità collinare e appenninica, ha nella cucina un volano naturale per raccontarsi. Ma, come sempre, la differenza la faranno la continuità progettuale e la qualità della proposta: ristoranti che dialogano con i produttori, menu che cambiano con le stagioni, carte dei vini aperte ai vitigni autoctoni e alle piccole cantine. La cucina, da sola, non salva nessuno; ma quando incontra istruzione, impresa e cultura, diventa leva di sviluppo.
## IL RUOLO DELL’ACCADEMIA E DELLE ASSOCIAZIONI
La delegazione di Isernia dell’Accademia Italiana della Cucina, promotrice del patto, conferma la vocazione a tutela e studio, con un occhio operativo: fare rete tra attori che spesso lavorano in parallelo. Le associazioni dei cuochi, dal canto loro, sono la cinghia di trasmissione tra formazione e professione. È in questa alleanza che il riconoscimento Unesco può produrre effetti concreti: non un marchio da esibire, ma una responsabilità quotidiana.
# UN RACCONTO CHE PARTE DAI NOMI E ARRIVA ALLA COMUNITÀ
I nomi contano — Matteo Miucci, Gaetano Minervini, Raffaele Garofalo, Lidia Lutan, Fabrizio Savini, Giovanni Di Benedetto, Marco Massaro, Chiara Giancola, Giuseppe D’Alessandro, Ernesta Vassolo, Anastasia Di Pinto, Alessandro Benvenuto, Massimo Talia, Ermando Paglione, Giovanni Colarusso, Simone Petti — perché dietro ogni piatto c’è una persona, una disciplina, un itinerario professionale. Ma, alla fine, è la comunità a fare la differenza: i luoghi, le cucine di casa, le feste patronali, le piccole manifatture del gusto. Ecco perché l’appuntamento del 19 marzo a Castelpetroso non è solo una passerella per campioni. È il tentativo di mettere in fila i tasselli: risultati, progetto, racconto. Come una ricetta ben scritta: ingredienti chiari, tecnica precisa, cottura al punto. Il resto lo faranno il tempo, la costanza e la capacità di riaccendere i fornelli ogni giorno, con la stessa cura di chi sa che la tradizione, se non si coltiva, sfiorisce.
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