Il colpo di grazia
07.02.2026 - 21:03
"Garantiremo un futuro allo stabilimento di Termoli e offriremo continuità lavorativa ai lavoratori" assicura prontamente Stellantis. Preoccupati per il futuro del 1.780 dipendenti del sito sono i sindacati che già avevano lanciato l'allarme e oggi chiedono "prodotti in grado di assicurare continuità produttiva, occupazionale e prospettive di lungo periodo".
L'ufficialità è arrivata dopo una telefonata tra il capo del personale e la Uilm che l'ha diffusa. "La direzione di Acc ci ha ufficializzato stamattina ciò che temevamo da tempo, vale a dire che il progetto di costruire una gigafactory a Termoli è definitivamente accantonato, così come del resto anche in Germania. Acc spiega le ragioni della scelta: dinamiche di mercato, riorganizzazione strategica, promuovere l'eccellenza operativa.
TERMOLI E IL MOLISE: IL BARICENTRO OCCUPAZIONALE AL BANCO DI PROVA, LE REAZIONI
“Da parte nostra, continueremo a seguire costantemente la situazione per la salvaguardia dell’indotto automotive e dei livelli occupazionali, chiedendo a Stellantis di incrementare nuovi modelli produttivi presso lo stabilimento di Termoli”, ha detto il presidente della Regione Molise Francesco Roberti. Il punto è cruciale: Termoli è un tassello storico della manifattura powertrain e dell’indotto metalmeccanico. Una gigafactory avrebbe catalizzato investimenti in logistica, chimica dei materiali, formazione tecnica avanzata. Ora l’urgenza è duplice: da un lato, evitare un effetto domino sull’indotto; dall’altro, riempire il “vuoto di capacità” con programmi industriali che difendano competenze e salari. Il ricorso alla leva dei “nuovi modelli” chiama in causa strategie di prodotto e pianificazione degli impianti. Nei prossimi mesi, molto dipenderà dalla reattività di Stellantis nel bilanciare mix produttivo ed esigenze di transizione, spostando — se possibile — fasi ad alto valore aggiunto a Termoli per ancorare l’occupazione. Non è un compito semplice, ma è il tipo di scelta che impatta una generazione di lavoratori e fornitori.
PERCHÉ IL “PRODOTTO COMPETITIVO” È LA VARIABILE-CHIAVE
Nel lessico delle batterie, “competitivo” non è uno slogan: è un’equazione di costo, densità energetica, durata, sicurezza e capacità di industrializzazione. La stagione recente ha visto affermarsi tecnologie come LFP (litio-ferro-fosfato) a prezzi più aggressivi e chimiche NMC più efficienti, mentre si moltiplicano le promesse sullo stato solido. In parallelo, la pressione sui prezzi è aumentata per via della capacità aggiuntiva globale, soprattutto asiatica, e della normalizzazione dei costi di alcune materie prime rispetto ai picchi degli anni passati. Tradotto: chi entra oggi deve o portare un salto tecnologico significativo, o una scala produttiva in grado di comprimere i costi unitari, o entrambe le cose. Da qui la necessità, indicata da ACC, di allargare la compagine dei partner: capitale, know-how, accesso a forniture stabili di catodi e anodi, licenze brevettuali e sbocchi commerciali diventano il pacchetto minimo per competere.
IL DOSSIER MIMIT: INCENTIVI MIRATI E PERCORSI ALTERNATIVI
“Resta ora da attendere quali iniziative verranno presentate nei prossimi mesi al MIMIT”, ha spiegato Roberti. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy è l’approdo naturale per un riassetto che richiede strumenti pubblici: contratti di sviluppo, sostegno alla formazione, semplificazioni autorizzative, eventuali incentivi selettivi ancorati a obiettivi di produttività e green content. La partita, però, non è solo di risorse: è di tempi. Ogni mese che passa aumenta il rischio di dispersione di competenze e frena l’effetto rete sull’indotto. Una via percorribile? Strutturare un “piano B” che mantenga la vocazione dell’area su tecnologie per la transizione — celle, moduli, sistemi di gestione (BMS), riciclo — con progetti scalabili e partnership industriali complementari. La richiesta a Stellantis di rafforzare la produzione a Termoli si inserisce in questo mosaico: più prodotti, più stabilità, più capacità di attrarre fornitori.
STELLANTIS, TRA RESPONSABILITÀ SOCIALE E SCELTE DI PORTAFOGLIO
Il richiamo di Francesco Roberti all’azienda guidata da Carlos Tavares intercetta un tema sensibile: come conciliare la razionalizzazione degli impianti europei con la tutela delle comunità industriali? L’allocazione dei modelli, termici, ibridi o elettrici, riflette margini attesi e sinergie tra stabilimenti. In questa cornice, un impegno aggiuntivo su Termoli può fare la differenza, soprattutto se associato a percorsi di upskilling dei lavoratori verso l’elettrificazione. Una domanda s’impone: si può trasformare un “no” alla gigafactory in un “sì” a una piattaforma industriale più diversificata? La storia recente dell’auto insegna che flessibilità e specializzazione non si escludono, se supportate da una regia pubblico-privata coerente.
IL CONTESTO EUROPEO: CONCORRENZA GLOBALE E POLITICA INDUSTRIALE
Lo stop non riguarda soltanto l’Italia. Il fatto che ACC non proceda neppure in Germania segnala una difficoltà che attraversa il continente: chiudere il gap di costo e di scala rispetto ai leader globali mentre gli Stati Uniti attraggono investimenti con pacchetti di incentivi generosi e la Cina presidia l’intera filiera, dalla raffinazione ai catodi. L’Unione europea ha avviato strumenti per rafforzare le tecnologie net-zero e la resilienza delle catene di approvvigionamento, ma la frammentazione degli aiuti nazionali e la corsa contro il tempo restano nodi critici. In questo quadro, l’Italia può giocare alcune carte: porti e logistica, basi manifatturiere diffuse, un ecosistema di PMI capace di integrare componenti e servizi. Ma senza progetti-ancora e una pipeline credibile, le carte restano sul tavolo.
INVESTIMENTI, FORMAZIONE, RICICLO: I TRE PILASTRI PER NON PERDERE IL TRENO
Se la produzione di celle slitta, resta strategico sviluppare anelli della catena dove l’Europa può primeggiare: sistemi di gestione della batteria, integrazione veicolo-pacco, e soprattutto riciclo e second life, che incrociano normative stringenti e un bacino di materiali in crescita. Qui si crea valore aggiunto, si riducono dipendenze esterne e si alimenta un circolo virtuoso con la produzione primaria quando ripartirà. La formazione è l’altra chiave: tecnici di linea, chimici, ingegneri di processo. Senza capitale umano aggiornato, ogni annuncio rischia di restare al livello dei rendering.
COSA ASPETTARSI NEI PROSSIMI MESI: SEGNALI DA COGLIERE E SCADENZE DA RISPETTARE
Dal calendario prospettato da Francesco Roberti emerge un orizzonte di “pochi mesi” per capire la direzione: le proposte che ACC presenterà al MIMIT, l’eventuale ingresso di nuovi soci, l’esito del confronto con Stellantis sulla gamma da assegnare a Termoli. Sarà decisivo leggere tre segnali: - la struttura finanziaria e tecnologica del nuovo perimetro ACC; - la qualità e l’esigibilità degli incentivi che il governo potrà attivare; - la traiettoria occupazionale e la capacità di trattenere fornitori chiave nell’area di Termoli e nel Molise. Nel frattempo, il territorio non può permettersi una pausa: programmazione condivisa con sindacati e imprese, salvaguardia dei livelli occupazionali evocata da Roberti, rapida individuazione di progetti ponte. Le filiere non aspettano: quando si rompono, è difficile ricomporle.
# LE DOMANDE APERTE: UNA CHECK-LIST PER LA POLITICA INDUSTRIALE
- Quale mix di tecnologie di batteria (e relative supply chain) l’Italia intende presidiare nei prossimi cinque anni? - Che ruolo avrà il MIMIT nel coordinare incentivi condizionati a risultati e tempi certi? - Stellantis potrà e vorrà incrementare i “nuovi modelli produttivi” a Termoli, come richiesto da Francesco Roberti? - La ricerca di “nuovi partner” da parte di ACC condurrà a sinergie reali o a un rinvio mascherato? - Come evitare la dispersione di competenze nell’indotto automotive molisano mentre si ridefiniscono i piani?
UN BIVIO CHE RICHIEDE VELOCITÀ, CHIAREZZA E COESIONE
La sera del 7 febbraio 2026, da Termoli, il presidente della Regione Molise ha messo sul tavolo, senza giri di parole, la posta in gioco: non solo una fabbrica, ma la traiettoria industriale di un territorio e la credibilità di una strategia nazionale sulla mobilità del futuro. La decisione di ACC di fermarsi e cercare nuovi partner non chiude la partita; la rende più complessa e, forse, più selettiva. Servirà una rotta nuova, tracciata con strumenti concreti, responsabilità condivise e tempi rapidi. Perché nel mercato delle batterie, come nelle grandi traversate, chi indugia perde il vento buono.
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