La staffetta
04.03.2026 - 15:10
“Mi sento fiera del mio retaggio sannita”, ha affermato Mastronardi, molisana d’origine, già consigliere presso la Corte d’Appello di Campobasso. Una dichiarazione identitaria che suona come un metodo di lavoro: forza, misura, senso della comunità. In un territorio che si riconosce nella parola “pentro” — reminiscenza dei Pentri, antica stirpe sannita — l’evocazione delle radici non è semplice nostalgia, ma una promessa di prossimità al tessuto sociale. Esserci, capire, decidere: non è questa la triade più attesa da una giustizia di prossimità?
# UN INGRESSO CHE PESA: ISERNIA ACCOGLIE LA SUA NUOVA PRESIDENTE
Una mattina che segna una stagione. Nel Palazzo di giustizia di piazza Tedeschi, a Isernia, si è insediata la nuova presidente del Tribunale, Margiolina Mastronardi. Un cambio della guardia annunciato dal plenum del Consiglio Superiore della Magistratura nella seduta del 12 novembre 2025 e che oggi diventa realtà in un’aula gremita dalle massime autorità civili e militari del territorio. La toga passa così dal precedente presidente, Vincenzo Di Giacomo — che ha lasciato l’incarico lo scorso anno per raggiunti limiti d’età — a una magistrata che rivendica con fierezza il proprio retaggio e mette in chiaro, fin da subito, l’orizzonte del suo mandato: “La magistratura è un servizio da rendere alla cittadinanza”.
# RADICI E PERCORSO: L’ORGOGLIO SANNITA COME BUSSOLA
Non è un dettaglio di colore. “Mi sento fiera del mio retaggio sannita”, ha affermato Mastronardi, molisana d’origine, già consigliere presso la Corte d’Appello di Campobasso. Una dichiarazione identitaria che suona come un metodo di lavoro: forza, misura, senso della comunità. In un territorio che si riconosce nella parola “pentro” — reminiscenza dei Pentri, antica stirpe sannita — l’evocazione delle radici non è semplice nostalgia, ma una promessa di prossimità al tessuto sociale. Esserci, capire, decidere: non è questa la triade più attesa da una giustizia di prossimità?
# IL PASSAGGIO DI TESTIMONE: CONTINUITÀ E DISCONTINUITÀ
Succedere a Vincenzo Di Giacomo significa ereditare un cantiere aperto. Ogni Tribunale, in Italia, vive lo stesso nodo: garantire decisioni rapide e di qualità in un contesto di carichi crescenti, risorse limitate e aspettative alte. La presidente Mastronardi, nel ringraziare il CSM per l’incarico “delicato, prestigioso e importante”, ha fissato il perimetro operativo: collaborazione con lo staff, attenzione all’organizzazione interna, massima dedizione personale. È il lessico della responsabilità. E, in filigrana, c’è l’idea che la guida di un ufficio giudiziario non si esaurisca nel ruolo giurisdizionale, ma comprenda management, metodo e dialogo con il territorio.
# AGENDA DEL MANDATO: EFFICIENZA, PROSSIMITÀ, TRASPARENZA
Quali saranno le priorità? I segnali sono chiari: - Centralità del servizio al cittadino. Parlare di “servizio” significa declinare la giurisdizione in termini di diritto d’accesso, prevedibilità delle decisioni, linguaggio comprensibile. - Valorizzazione dello staff. “Confido nell’aiuto del mio staff”, ha detto la presidente. Dietro la formula, una visione: il buon andamento dell’ufficio si costruisce su competenze integrate — magistrati, personale amministrativo, ufficio per il processo — e su procedure standardizzate che riducano tempi morti e margini d’errore. - Cura dell’organizzazione. Dalle agende d’udienza alla digitalizzazione dei flussi, dall’assegnazione dei fascicoli alla gestione delle urgenze: l’organizzazione è la prima forma di giustizia resa ai cittadini. In controluce, emergono sfide note: smaltimento dell’arretrato, implementazione stabile degli strumenti digitali, formazione continua. L’asticella è alta, ma non irraggiungibile se la rotta resta quella, concreta e misurabile, tracciata nel giorno dell’insediamento.
# UNA DONNA ALLA GUIDA: SIMBOLO E SOSTANZA
C’è anche un valore simbolico nella nomina di Margiolina Mastronardi: una donna alla guida del Tribunale di Isernia. Serve ricordarlo? Sì, se il richiamo non scivola nel rituale. La rappresentanza nei ruoli apicali conta perché amplia lo spettro di esperienze, stili decisionali e leadership. Ma qui il simbolo non è bandiera fine a sé stessa: è sostanza che incontra una biografia professionale compiuta, fatta di anni in Corte d’Appello e di un profilo giurisdizionale solido. La sottolineatura personale — il ringraziamento al marito, “sempre vicino” — restituisce una dimensione umana che non indebolisce l’autorevolezza, semmai la radica in un equilibrio di vita e responsabilità.
# IL TRIBUNALE COME PRESIDIO CIVICO: IL LEGAME CON ISERNIA E IL MOLISE
Il Palazzo di giustizia di piazza Tedeschi non è un luogo astratto. È un presidio civico che misura, ogni giorno, la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. In un territorio come quello molisano, dove la prossimità è fattore identitario, l’ascolto diventa parte dell’equazione della giustizia. Che cos’è, infatti, una sentenza giusta se non la risposta a una domanda concreta di tutela? La nuova presidenza si presenta con un orizzonte chiaramente orientato al rapporto con la comunità pentra, sapendo che la qualità delle decisioni cammina insieme alla qualità delle relazioni: con gli avvocati, con gli uffici inquirenti, con gli enti locali, con l’associazionismo che intercetta bisogni sommersi.
# METODO E VISIONE: DAL PRINCIPIO ALLE PRASSI
Tradurre principi in prassi operative è la vera prova. Alcuni cardini appaiono già delineati: - Prevedibilità e calendario: definire tempi di trattazione credibili, comunicati e rispettati, riduce ansia sociale e contenzioso improduttivo. - Linguaggio chiaro: motivazioni comprensibili abbassano la distanza percepita tra istituzione e cittadino. - Governance dei flussi: mappare i percorsi di un fascicolo dalla iscrizione alla decisione consente di individuare colli di bottiglia e intervenire prima che diventino emergenze. - Valorizzazione dell’Ufficio per il Processo: supporto tecnico-giuridico ai magistrati e continuità nella gestione dei gruppi di lavoro. Sono scelte che non fanno rumore, ma spostano l’ago della bilancia. Come un orologio ben regolato, un ufficio giudiziario efficiente è quello che non si nota, perché funziona.
# LA MISURA DELLE ASPETTATIVE: REALISMO, NON RETORICA
Il giorno dell’insediamento chiama sempre all’enfasi. Eppure, nella voce di Mastronardi prevale un registro sobrio, concreto, quasi artigianale. È un buon segno. Pretendere miracoli sarebbe ingiusto; chiedere risultati verificabili è doveroso. La proiezione della presidente — “impiegherò tutte le mie energie” — suona come un impegno a farsi misurare sui fatti: tempi medi, arretrati, qualità delle relazioni istituzionali. Nel dialogo con il foro e con il personale amministrativo si giocherà una larga parte della credibilità del nuovo corso.
# LA LEZIONE DELLE RADICI: IDENTITÀ COME RESPONSABILITÀ
“Retaggio sannita” non è uno slogan. È l’idea che l’identità, per essere autentica, deve farsi responsabilità. Nell’aula del Tribunale, tra toghe e codici, c’è un patto tacito con la cittadinanza: custodire i diritti senza piegarsi all’emergenza, mantenere l’equilibrio tra rigore e umanità, ricordare che la legge non è un recinto, ma un argine che rende possibile la convivenza. È questa la grammatica istituzionale che la presidente Mastronardi ha evocato fin dalle prime parole. E, forse, è anche il modo migliore per onorare chi l’ha preceduta e chi, ogni giorno, chiede giustizia bussando a una porta in piazza Tedeschi.
# I PRIMI PASSI: CHE COSA ASPETTARSI ORA
Cosa accadrà nei prossimi mesi? Verosimilmente: - Una ricognizione puntuale dei carichi e dell’organizzazione interna. - L’ottimizzazione delle udienze e dei flussi digitali. - Un confronto strutturato con avvocatura e personale per condividere priorità e strumenti. - Un’attenzione specifica ai tempi dei procedimenti più sensibili per l’impatto sociale. Non promesse, ma cantieri. Perché, alla fine, una giustizia che funziona non ama le fanfare: preferisce i registri aggiornati, le aule puntuali, i provvedimenti chiari. E un presidente che richiama le proprie radici per guardare avanti è, per Isernia, una premessa incoraggiante.
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