Cerca

Il caso

A Campobasso la Forte sfida Roberti nella caccia al cinghiale

Un branco di cinghiali tra scuole, vie molto frequentate e un parco urbano. È la fotografia, nitida e inquieta, di Campobasso in questi giorni.

cinghiali a campobasso, ordinanze e pressing sulla regione molise per la cattura al parco dei pini

La sindaca del capoluogo molisano ha firmato ben due ordinanze con un obiettivo duplice: disinnescare nell’immediato i fattori di attrazione degli ungulati e ottenere dalla Regione Molise un intervento operativo urgente della loro cattura



CAMPOBASSO, UN’EMERGENZA ANNUNCIATA AL PARCO DEI PINI
Un branco di cinghiali tra scuole, vie molto frequentate e un parco urbano. È la fotografia, nitida e inquieta, di Campobasso in questi giorni. Dal perimetro compreso fra via Berlinguer, via XXV Aprile, via Trombetta e via Tabasso — l’area del Parco dei Pini — gli ungulati hanno sconfinato verso la scuola Guerrizio dell’Istituto D’Ovidio, fino a lambire via Mazzini e piazza San Francesco. Non un episodio isolato, ma l’ennesimo segnale di un equilibrio che, tra città e fauna selvatica, si è incrinato. Da qui la mossa della sindaca di Campobasso, Marialuisa Forte, che il 26 marzo 2026 ha firmato due ordinanze con un obiettivo duplice: disinnescare nell’immediato i fattori di attrazione e ottenere dalla Regione Molise un intervento operativo urgente di cattura. La domanda, a questo punto, sorge spontanea: è solo un problema di animali in città o uno specchio che riflette abitudini, ritardi, responsabilità diffuse? L’immagine del cinghiale che rovescia un mastello dell’organico è una cartolina d’Italia già vista altrove; oggi si ripropone in Molise con la stessa grammatica: cibo a portata di muso, spazi verdi trascurati, una gestione che richiede coordinamento e tempi rapidi.

LE ORDINANZE: COSA PREVEDONO E PERCHÉ CONTANO
Il primo provvedimento parla ai cittadini e ai proprietari di terreni. Tre i capisaldi: - divieto assoluto di alimentare la fauna selvatica, in particolare i cinghiali; - obbligo per chi ha terreni confinanti o interni al tessuto urbano di mantenerli puliti, liberi da vegetazione infestante e bonificati; - rispetto rigoroso delle modalità di conferimento dei rifiuti, con uso corretto dei mastelli per la frazione organica, per impedire la presenza incontrollata di cibo sulle strade. Misure “di prossimità”, che agiscono sul quotidiano, a cui si aggiunge il contesto: a Campobasso è stata appena inasprita con ordinanza la sanzione fino a 500 euro per chi abbandona rifiuti. Non è un dettaglio: la filiera dei rifiuti disordinati è il nastro trasportatore che conduce la fauna selvatica fin dentro i quartieri. Il secondo atto ha un destinatario preciso: la Regione Molise. La sindaca “ordina” di procedere con urgenza alle operazioni di cattura tramite gabbie/trappole e alla successiva gestione degli animali nell’area del Parco dei Pini. Un pressing istituzionale che cala nel campo operativo: il Comune ha già incassato la disponibilità, a costo zero, dell’azienda Green Service di Sant’Elia a Pianisi — convenzionata per il prelievo delle carcasse animali — ad affiancare il personale regionale nelle attività di posa delle trappole e cattura. “La Regione deve intervenire immediatamente — ha sottolineato Marialuisa Forte — perché la presenza di questi animali in un’area così sensibile non è più tollerabile. Il Comune ha fatto la sua parte... ora serve un’azione rapida e coordinata”.

IL NODO DELLE COMPETENZE: PERCHÉ TOCCA ALLA REGIONE
La gestione della fauna selvatica in Italia segue una griglia normativa ben definita, nella quale i Comuni possono incidere soprattutto su prevenzione, decoro e sicurezza urbana, ma non possono, da soli, pianificare e condurre il controllo faunistico. È la Regione il perno operativo per il prelievo e la gestione degli ungulati, in attuazione della legge quadro 157/1992, con il supporto tecnico-scientifico di Ispra e, quando previsto, delle strutture provinciali e dei corpi di polizia locale specializzati. In questo schema, l’ordinanza della sindaca di Campobasso esercita una pressione legittima e mirata: mettere a sistema la risposta, definire priorità, accorciare i tempi. Perché il tempo, in questi casi, è una variabile critica: un branco stanziale in ambiente urbano, specie in prossimità di plessi scolastici, incrementa col passare dei giorni la probabilità di contatto e di incidenti.

RIFIUTI, TERRENI E ATTRATTORI ALIMENTARI: LA PREVENZIONE QUOTIDIANA
Le città attraggono i cinghiali per due motivi essenziali: cibo facile e rifugi sicuri. Il resto è dettaglio. Per questo la prima ordinanza tocca le abitudini più banali — come il conferimento dell’organico — e richiama alla cura dei terreni incolti. È qui che, spesso, si annidano le cucciolate, favorite da vegetazione alta e da microdiscariche di scarti alimentari. Il divieto di alimentazione non è un vezzo burocratico: offrire cibo “per pietà” è come stendere il tappeto rosso all’abitudine di frequentare le nostre strade. La scelta di rafforzare le sanzioni contro l’abbandono dei rifiuti fino a 500 euro si inserisce in un quadro coerente: il decoro urbano è prevenzione faunistica. Non sarà una bacchetta magica, ma può ridurre sensibilmente il “richiamo” che porta i cinghiali a trasformare cassonetti e mastelli in mangiatoie a cielo aperto.

SICUREZZA E SALUTE PUBBLICA: SCUOLE, STRADE E CONVIVENZA DIFFICILE
Il branco avvistato tra via Berlinguer, via XXV Aprile, via Trombetta e via Tabasso si è spinto in zone frequentate e sensibili. Una madre che accompagna un bambino alla scuola Guerrizio dell’Istituto D’Ovidio che cosa pensa, di fronte a una scrofa con piccoli? La prudenza diventa istinto. Sulle strade come via Mazzini o nella frequentata piazza San Francesco, il rischio non è solo emotivo: collisioni con veicoli, improvvise attraversate, alterazioni dell’assetto del traffico. C’è anche un profilo sanitario: in generale, il contatto ravvicinato fra fauna selvatica e aree urbane aumenta il rischio di diffusione di parassiti e patogeni, oltre a creare tracce odorose che “mappano” percorsi di ritorno. Non si tratta di allarmismo: si tratta di applicare il principio di precauzione e di mantenere la distanza ecologica, fondamentale per la convivenza.

# CATTURA CON GABBIE/TRAPPOLE: PRO E CONTRO DI UNA SCELTA NECESSARIA
La procedura indicata — cattura con gabbie/trappole e successiva gestione — è oggi tra gli strumenti più adottati in ambito urbano. Ha il vantaggio di essere mirata e di ridurre i rischi operativi in contesti densi. Funziona? Sì, se accompagnata da: - corretta posa e mimetizzazione delle trappole nei corridoi di passaggio del branco; - informazione ai residenti e perimetrazione delle aree per evitare interferenze; - chiara definizione della “gestione successiva”, che in Italia non prevede, di norma, la traslocazione in altre aree, anche per ragioni sanitarie e di impatto sugli ecosistemi riceventi. Resta il terreno, delicato, dell’accettabilità sociale: che cosa accadrà agli animali? È cruciale che le autorità competenti spieghino, con trasparenza, i passaggi, i criteri e le ragioni tecnico-scientifiche. In mancanza di informazioni chiare, la fiducia vacilla e si alimentano polarizzazioni sterili.

COSA PUÒ ACCADERE NELLE PROSSIME ORE
Se la Regione Molise risponderà all’ordinanza con tempestività, gli step attesi sono chiari: - sopralluoghi tecnici e mappatura delle piste di frequentazione all’interno del Parco dei Pini e nelle vie limitrofe; - posizionamento di gabbie/trappole in punti strategici, con apposita segnaletica; - coordinamento con il Comune per l’ausilio operativo, inclusa la disponibilità della Green Service di Sant’Elia a Pianisi ad affiancare il personale regionale nelle attività di posa e cattura; - comunicazioni ai cittadini su tempi, modalità e cautele da osservare. Basterà una sola operazione? Probabilmente no. La gestione degli ungulati è un processo, non un evento. Senza ridurre attrattori alimentari e senza mantenere i terreni in ordine, ogni cattura rischia di essere un secchio d’acqua lanciato su una barca che continua a imbarcare.

LE CITTÀ ITALIANE E I CINGHIALI: UNA LEZIONE NAZIONALE
Roma, Genova, Torino: l’elenco dei capoluoghi alle prese con i cinghiali è lungo e dimostra che il fenomeno è sistemico. Campobasso non fa eccezione, ma può fare scuola adottando un approccio integrato: prevenzione (rifiuti e terreni), risposta rapida (catture mirate), pianificazione (piani di controllo regionale), informazione al pubblico. In altri contesti urbani, l’adozione di cassonetti a prova di ribaltamento, campagne ripetute di sensibilizzazione e una collaborazione costante con i servizi regionali hanno ridotto la frequenza degli avvistamenti nei quartieri più esposti. La vera differenza, spesso, la fa la costanza: politiche intermittenti producono risultati intermittenti.

### IL RUOLO DEI CITTADINI: PICCOLE AZIONI, GRANDE IMPATTO
Alla fine, la domanda più semplice è anche la più strategica: che cosa posso fare io, oggi? - non lasciare mai sacchi o avanzi fuori dai mastelli e rispettare orari e modalità di conferimento; - non dare cibo agli animali selvatici, in nessun caso; - curare i terreni di proprietà, eliminando vegetazione infestante e potenziali rifugi; - segnalare tempestivamente avvistamenti in aree sensibili alle autorità competenti; - tenere cani al guinzaglio nelle zone a rischio per evitare inseguimenti e reazioni difensive delle scrofe con piccoli. Campobasso si trova davanti a un bivio concreto: trasformare un’emergenza in un’occasione per mettere a sistema regole, responsabilità e comportamenti, oppure inseguire il problema a ondate. La sindaca Marialuisa Forte ha acceso i riflettori e chiamato la Regione Molise alla prova dei fatti. Ora, come spesso accade nella gestione ambientale, la partita si gioca nella cerniera tra istituzioni e comunità. Perché una città che riduce le briciole sul tavolo non invita più ospiti indesiderati alla propria porta.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Castello Edizioni e Il Mattino di Foggia

Caratteri rimanenti: 400

edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione