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Il maltempo

Frana a Petacciato, il Molise ripiomba nel caos e torna a dividere l'Italia: treni fermi sull'Adriatica e autostrada chiusa tra Vasto sud e Termoli

Sono centinaia i passeggeri bloccati alla stazione di Termoli: famiglie con bambini, studenti, pendolari, che non sanno se e quando potranno arrivare a destinazione.

frana a Petacciato, linea adriatica interrotta tra Termoli e Montenero: alta velocità e intercity fermi

Lunghe file di automobilisti nel tratto compreso tra Vasto nord e Vasto sud in direzione Bari e nel tratto compreso tra Poggio Imperiale e Termoli in direzione Pescara. A chi viaggia verso Bari, dopo l'uscita obbligatoria a Vasto sud, si consiglia di percorrere la SS650 Trignina, seguire le indicazioni per Isernia/Campobasso e successivamente per Termoli, con rientro in A14 a Termoli. In alternativa, a chi viaggia verso Pescara, dopo l'uscita obbligatoria a Termoli, si consiglia di percorrere la SS650 Trignina, seguire le indicazioni per Vasto, con rientro in A14 a Vasto sud.

Questa mattina una nuova frana ha interessato il Comune di Petacciato, in provincia di Campobasso, portando alla chiusura momentanea dell'autostrada A14 e della linea ferroviaria adriatica nel tratto coinvolto che collega il Molise all'Abruzzo. Il Capo dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, ha convocato per le ore 16 il Comitato Operativo della Protezione civile a Roma "per fare il punto sulle criticita' e sulle misure da adottare" segnala in una nota il dipartimento. Alle 12:20 circa, sulla A14 Bologna-Taranto, nel tratto compreso tra Vasto sud e Termoli in entrambe le direzioni, e' stato temporaneamente chiuso il tratto, in via precauzionale, "per verifiche tecniche in conseguenza dell'attivazione del sistema di monitoraggio, appositamente installato in corrispondenza del fronte franoso di Petacciato" comunica Autostrade per l'Italia. Sul luogo dell'evento, sono in corso i sopralluoghi da parte dei tecnici del 7mo Tronco di Pescara di Autostrade per l'Italia per le valutazioni del caso. Attualmente, nel tratto interessato il traffico e' bloccato in entrambe le direzioni e si registrano 3 km di coda in direzione Pescara e 1 km di coda in direzione Bari. Si registrano inoltre 2 km di coda nel tratto compreso tra Vasto nord e Vasto sud in direzione Bari e 1 km di coda nel tratto compreso tra Poggio Imperiale e Termoli in direzione Pescara, per le uscite obbligatorie. In alternativa, a chi viaggia verso Bari, dopo l'uscita obbligatoria a Vasto sud, si consiglia di percorrere la SS650 Trignina, seguire le indicazioni per Isernia/Campobasso e successivamente per Termoli, con rientro in A14 a Termoli. In alternativa, a chi viaggia verso Pescara, dopo l'uscita obbligatoria a Termoli, si consiglia di percorrere la SS650 Trignina, seguire le indicazioni per Vasto, con rientro in A14 a Vasto sud. Per le lunghe percorrenze in direzione Bari, si consiglia di percorrere la A1 Milano-Napoli in direzione Napoli, immettersi sulla A16 Napoli-Canosa in direzione Canosa e proseguire verso Bari. Per le lunghe percorrenze da Bari, si consiglia di percorrere la A16 Napoli-Canosa in direzione Napoli, immettersi sulla A1 Milano-Napoli in direzione Roma e proseguire lungo la A1. Contemporaneamente e' stata sospesa anche la circolazione ferroviaria tra Termoli e Montenero di Bisaccia per verifiche tecniche sulla linea. Treni Alta Velocita', Intercity e Regionali stanno registrando ritardi e variazioni.

- Enormi disagi per i passeggeri diretti al nord Italia lungo la dorsale ferroviaria adriatica. Il crollo del ponte sul fiume Trigno per il maltempo della scorsa settimana e il contemporaneo risveglio della storica frana di Petacciato, in Molise, hanno praticamente bloccato la circolazione sulla Statale 16 Adriatica, sull'autostrada A14, dove sono in corso i rilievi tecnici, e sulla strada ferrata, di fatto dividendo in due l'Italia. Nello scalo ferroviario di Termoli sono centinaia i passeggeri in attesa, famiglie con bambini, studenti, pendolari, che non sanno se e quando potranno arrivare a destinazione. Fermi in stazione un Frecciarossa diretto a nord e un Intercity per Bolzano. Un'ambulanza è a disposizione in Piazza Garibaldi. "Siamo bloccati in stazione a Termoli dalle 12.30. Devo raggiungere Bologna e non sappiamo cosa succederà né quanto tempo dobbiamo attendere - dice all'ANSA una studentessa scesa da uno dei due convogli -. La scorsa settimana, durante le piogge che hanno determinato il crollo del ponte, siamo rimasti fermi diverse ore nel treno con il maltempo, senza avere notizia di quando saremmo ripartiti. Fortunatamente poi siamo riusciti a riprendere il viaggio. Oggi siamo di nuovo fermi in questa zona senza sapere niente, ancora una volta". Dalla biglietteria, dove si sono formate lunghe file, fanno sapere dell'arrivo imminente di autobus sostitutivi, senza però fornire un orario preciso. "Il problema - dice un operatore in servizio nello scalo termolese - è la chiusura anche dell'autostrada e della strada veloce, per cui non è semplice raggiungere Pescara in questa situazione"

Quando una frana si muove, non trascina con sé soltanto terra e rocce. Trascina orari, abitudini, economie. Alle 13 di oggi, martedì 7 aprile, la grande frana di Petacciato — riattivata dopo il maltempo che ha duramente colpito il Molise — ha imposto lo stop alla circolazione ferroviaria sulla linea Adriatica tra Termoli e Montenero di Bisaccia. Un blocco in un punto nevralgico che collega il Molise all’Abruzzo e alla Puglia, e tiene insieme il Paese lungo l’asse costiero. È un episodio isolato o il sintomo di una fragilità strutturale resa più acuta dai cambiamenti climatici? La domanda è tutt’altro che retorica.

TRA TERMOLI E MONTENERO: DOVE SI È FERMATA L’ITALIA DEI PENDOLARI E DEI LUNGHI VIAGGI
La sospensione è scattata alle 13, nel tratto compreso tra Termoli e Montenero di Bisaccia. RFI ha attivato le procedure di sicurezza per consentire ai tecnici di verificare la stabilità del terreno e valutare gli interventi necessari per la riapertura dei binari. Nel frattempo la circolazione è stata interrotta, con effetti a cascata su tutta la direttrice adriatica, una dorsale che tiene insieme realtà molto diverse: dai capolinea di Venezia Santa Lucia e Bolzano, passando per Milano Centrale e Taranto, fino a Lecce. Il sito interessato dallo smottamento è noto per criticità storiche: la “grande frana di Petacciato” si è riattivata dopo le precipitazioni e il vento degli ultimi giorni che hanno colpito il Molise. Quando il terreno cede sul ciglio dell’Adriatico, la ferrovia — spesso in prossimità del litorale — è tra le prime a risentirne.

# I TRENI COINVOLTI: ALTA VELOCITÀ E INTERCITY BLOCCATI, REGIONALI LIMITATI
Secondo gli ultimi aggiornamenti di Trenitalia, gli effetti operativi sono immediati: - treni Alta Velocità, Intercity e Regionali possono registrare ritardi; - limitazioni di percorso per i Regionali sulla tratta interessata; - diversi convogli AV e IC risultano fermi direttamente nell’area del blocco. I servizi più colpiti, segnalati come “attualmente fermi”, sono: - Frecciarossa 8801 Venezia Santa Lucia (6:52) – Lecce (15:58); - Frecciarossa 8820 Taranto (9:15) – Milano Centrale (18:10); - Frecciarossa 8824 Lecce (10:06) – Milano Centrale (19:10); - Intercity 610 Lecce (8:20) – Bolzano (20:31). Per i passeggeri, questo significa coincidenze saltate, ripianificazioni improvvisate, assistenza a bordo e in stazione sotto pressione. Chi doveva raggiungere Foggia, Pescara o le città del Nord si è ritrovato in attesa di istruzioni: instradamenti alternativi quando possibile, bus sostitutivi laddove il tracciato stradale lo consente, e una generale incertezza che i pendolari dell’Adriatica conoscono fin troppo bene.

# TECNICI RFI AL LAVORO: MONITORAGGI, STABILITÀ E TEMPI DI RIAPERTURA
I tecnici di RFI sono sul posto per controlli e monitoraggi. La priorità è duplice: garantire la sicurezza della sede ferroviaria e ripristinare la regolarità della circolazione. Gli interventi in casi simili vanno dalla messa in sicurezza di scarpate e cigli alla posa di sensori per il controllo in tempo reale di eventuali micromovimenti. Ogni decisione — dalla riapertura parziale a quella totale — dipende da parametri geotecnici chiari: stabilità del terreno, assenza di deformazioni dei binari, mitigazione delle cause che hanno innescato lo scivolamento. Il punto critico è proprio qui: il fattore tempo. È meglio riaprire in fretta, con limitazioni di velocità e un occhio ai bollettini meteo, o aspettare qualche ora in più per consolidare il terreno e ridurre il rischio di nuovi stop? In queste circostanze, prudenza e buon senso tecnico vanno di pari passo.

## IL CONTESTO CLIMATICO: QUANDO IL MALTEMPO DIVENTA UN MOLTIPLICATORE DI RISCHIO
C’è poi il quadro più ampio. La frana di Petacciato non è un meteorite imprevisto: è l’espressione di una fragilità che in Italia è ben documentata. Gran parte dei Comuni italiani è esposta a rischio idrogeologico; lungo le coste adriatiche l’erosione, l’innalzamento relativo del livello del mare e gli eventi meteorologici intensi fanno il resto. Piogge concentrate in poche ore, suoli saturi, versanti argillosi: la combinazione perfetta perché vecchie ferite del territorio si riaprano. Non si tratta soltanto di “maltempo”: è la nuova normalità di un clima più estremo e irregolare, che trasforma piccole criticità in grandi emergenze. In questo scenario, le infrastrutture lineari — ferrovie e strade — sono esposte come fili tesi su un terreno che si muove.

# UNA DORSALE STRATEGICA SOTTO STRESS: ECONOMIA, TURISMO, QUOTIDIANITÀ
La linea Adriatica è una spina dorsale: connette distretti produttivi, porti, agricoltura e filiere logistiche tra Nord e Sud, passando per Abruzzo, Molise e Puglia. Un’interruzione tra Termoli e Montenero di Bisaccia non è solo un problema locale. Ritarda le merci, complica gli spostamenti dei lavoratori, pesa sui viaggiatori diretti a Venezia Santa Lucia, Milano Centrale, Taranto, Lecce o Bolzano. E cade in una stagione in cui la mobilità verso la costa è in ripresa, tra turismo e rientri. Quanto costa un’ora di stop? Difficile quantificarlo in modo univoco, ma è chiaro che i costi non si misurano solo in euro. Si misurano in affidabilità percepita del sistema, in fiducia dei cittadini, in credibilità delle istituzioni chiamate a prevenire, non solo a riparare.

## PREVENZIONE E ADATTAMENTO: DAL MONITORAGGIO CONTINUO ALLE OPERE DIFFUSE
Cosa serve davvero per ridurre il ripetersi di questi episodi? Tre linee di azione sono ormai imprescindibili: - manutenzione programmata dei versanti e delle opere di protezione, con priorità ai tratti più vulnerabili della costa molisana e abruzzese; - sistemi di monitoraggio evoluti (inclinometri, radar interferometrici, reti di sensori in fibra ottica) integrati con l’allerta meteo, per chiudere la linea prima che il rischio diventi danno; - interventi diffusi di adattamento: drenaggi, consolidamenti, riforestazione mirata, barriere e terre rinforzate, fino alla riallocazione puntuale di tratti in aree meno esposte quando l’erosione costiera rende insostenibile “difendere ovunque e sempre”. È una cassetta degli attrezzi che l’Italia conosce, ma che va finanziata e applicata con continuità. Perché il rischio non sparisce da solo e, senza manutenzione, la memoria delle alluvioni e delle frane svanisce in fretta.

# SERVIZIO AI PASSEGGERI: COSA SAPERE SE SI VIAGGIA OGGI
- Informazioni in tempo reale: consultare i canali ufficiali di Trenitalia e RFI per aggiornamenti su ritardi e instradamenti alternativi. - Regionali: possibili limitazioni di percorso tra Termoli e Montenero di Bisaccia; verificate eventuali bus sostitutivi attivati localmente. - Alta Velocità e Intercity: verificare stato dei convogli FR 8801, FR 8820, FR 8824 e IC 610; possibili riprotezioni su altri treni o itinerari. - Biglietti: in caso di cancellazione o ritardi significativi, applicabili le politiche di rimborso/assistenza previste da Trenitalia.

## IL SEGNALE CHE NON VA IGNORATO
Ogni frana è un messaggio. Quella di Petacciato, riattivata dalla sequenza di maltempo che ha colpito il Molise, ricorda che la resilienza non è uno slogan, ma un lavoro di fino: competenze tecniche, finanziamenti certi, programmazione, trasparenza e una collaborazione stretta tra gestori infrastrutturali, Regioni e Comuni. La manutenzione costa; l’emergenza costa di più. E quando a fermarsi è la linea Adriatica tra Termoli e Montenero di Bisaccia, a rallentare è un pezzo d’Italia che ogni giorno sceglie il treno per lavorare, studiare, vivere. Nel cantiere della sicurezza, oggi si lavora per riaprire i binari in condizioni di massima tutela. Domani, la sfida sarà non doversi più chiedere — davanti all’ennesimo bollettino meteo — se e quando la frana tornerà a muoversi. Perché la domanda giusta, ormai, è un’altra: quanto ancora possiamo rimandare un adattamento all’altezza di un clima che cambia?

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