L'allarme
13.01.2026 - 19:32
Il calo degli infortuni in itinere (-0,5%) indica che il rischio si può governare: con scelte concrete, quotidiane, misurabili. La domanda, a questo punto, è semplice e cruciale: vogliamo che il 2026 resti un anno di allarme o diventi l’anno della svolta?
Campobasso, 13 gennaio 2026, ore 14:55. In Molise gli infortuni denunciati all’INAIL crescono più della media nazionale. Nei primi 11 mesi del 2025 le denunce per infortuni sul lavoro sono state 1.315, con un aumento del 5,1% rispetto allo stesso periodo del 2024: 54 casi in più. Sullo sfondo, il confronto con il dato italiano, assai più contenuto (+0,4%), appare come una cartina di tornasole: perché una regione piccola come il Molise corre più degli altri sul fronte del rischio? E come si spiega, in parallelo, il lieve ma significativo calo (-0,5%) degli infortuni in itinere, quelli avvenuti nel tragitto casa-lavoro?
UN AUMENTO CHE INTERPELLA: I NUMERI DELL’INAIL
I numeri diffusi dall’INAIL raccontano una tendenza chiara: tra gennaio e novembre 2025, in Molise, più denunce di infortunio rispetto al 2024. L’incremento del 5,1% non è un’oscillazione marginale: su una base di 1.315 denunce, il saldo di 54 casi in più indica che la frequenza degli incidenti segnalati è aumentata a un ritmo di gran lunga superiore al quadro nazionale. Quando i numeri crescono più in fretta di altrove, è un segnale che merita attenzione: cambiamenti nell’organizzazione del lavoro? Turnazioni più intense? Un rimbalzo dell’attività in settori a maggiore esposizione? Oppure, ipotesi non secondaria, una maggiore propensione a denunciare gli eventi, frutto di campagne informative o di una diversa sensibilità nelle imprese?
MOLISE SOPRA LA MEDIA ITALIANA: COSA CI DICE IL CONFRONTO
Il +0,4% nazionale fa da sfondo a un aumento locale ben più robusto. Nel confronto, il Molise risulta un’eccezione statistica. Tuttavia, il dato va letto per ciò che è: denunce di infortunio, non necessariamente infortuni riconosciuti o indennizzati. È un indicatore tempestivo, utile per cogliere tendenze, ma non un giudizio definitivo sulla sicurezza. Detto ciò, l’ampiezza dello scarto invita a guardare oltre il mero valore percentuale: nelle regioni più piccole, variazioni anche relativamente modeste in termini assoluti possono produrre oscillazioni vistose in termini percentuali. Ciò non toglie che un ritmo di crescita superiore alla media ponga interrogativi operativi su prevenzione, vigilanza e organizzazione.
IL PARADOSSO DEGLI INFORTUNI IN ITINERE: UN -0,5% DA LEGGERE
Se nei luoghi di lavoro le denunce crescono, nel tragitto casa-lavoro si registra un lieve arretramento: -0,5% nei primi 11 mesi del 2025. È un segnale che si presta a più letture. Potrebbe riflettere cambiamenti nelle abitudini di mobilità (orari più flessibili che decongestionano il traffico, scelte modali diverse), accorgimenti organizzativi introdotti dalle imprese (scaglionamento dei turni), o anche una casualità statistica in una platea numericamente ridotta. Ma è anche un promemoria: la sicurezza non finisce ai cancelli dell’azienda. Un infortunio evitato lungo il tragitto è una vita che non si spezza, un salario che non si interrompe, una famiglia che non si ferma.
# DIETRO LE PERCENTUALI: FATTORI STRUTTURALI E ORGANIZZATIVI
La dinamica degli infortuni è il prodotto di più variabili che s’intrecciano: struttura del tessuto produttivo, cultura della prevenzione, qualità della formazione, età media dei lavoratori, profilo dei contratti, organizzazione dei turni. In un contesto regionale come il Molise, dove la dimensione delle imprese tende spesso a essere ridotta, le misure di sicurezza possono scontare limiti di risorse e competenze, specie nelle realtà micro. La catena degli appalti, sempre più estesa, può complicare governance e responsabilità operative: chi coordina? Chi monitora? Chi risponde, davvero, di fronte a procedure che non dialogano?
## DIMENSIONE DEL TESSUTO PRODUTTIVO E VULNERABILITÀ
La piccola dimensione aziendale non è di per sé una condanna; anzi, favorisce prossimità e controllo diretto. Ma senza supporto, formazione e investimenti mirati, può tradursi in vulnerabilità. Qui le reti territoriali, i consorzi, i servizi bilaterali possono fare la differenza: standardizzare procedure, condividere buone pratiche, mettere a fattor comune attrezzature e check-list. La sicurezza non è un orpello burocratico: è una competenza gestionale come bilancio e produzione.
## ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO E CATENA DEGLI APPALTI
Turni compressi, picchi stagionali, esternalizzazioni e subappalti moltiplicano nodi organizzativi. La sicurezza “per contratto” non basta; serve sicurezza “per processo”: valutazione dei rischi aggiornata, riunioni periodiche efficaci, manutenzione programmata, sorveglianza sanitaria adeguata. Le denunce che crescono possono indicare che qualcosa, in uno di questi anelli, si è allentato.
# PREVENZIONE POSSIBILE: DALLE BUONE PRATICHE ALLE POLITICHE
Cosa fare, subito, con i numeri sul tavolo? La prima risposta è la più semplice e insieme la più difficile: rimettere al centro la prevenzione. Dove cominciare? - Formazione mirata e continua, non rituale: micro-moduli brevi, ripetuti, centrati sui rischi specifici di reparto. - Supervisione “di prossimità”: capi squadra formati per osservare comportamenti e procedure, con feedback tempestivi. - Investimenti in manutenzione e dispositivi di protezione, accompagnati da indicatori di efficacia (non solo dotazione, ma uso corretto). - Coinvolgimento dei lavoratori: segnalazioni anonime, audit interni, momenti di confronto che trasformino “quasi incidenti” in lezioni apprese.
## FORMAZIONE MIRATA E VIGILANZA INTELLIGENTE
La vigilanza pubblica non può essere solo sanzione ex post. Deve essere anche consulenza preventiva, con priorità assegnate ai settori e ai territori dove gli indicatori – come in questo caso – segnalano criticità. La combinazione tra controlli mirati e accompagnamento tecnico, specie per le microimprese, è spesso l’ago della bussola.
## MOBILITÀ E SICUREZZA NEL TRAGITTO CASA-LAVORO
Il -0,5% degli infortuni in itinere suggerisce uno spazio d’azione ulteriore: accordi su orari flessibili, incentivi alla mobilità sostenibile e sicura, promozione del car pooling organizzato, piani aziendali di spostamento casa-lavoro. Se una regione riesce a ridurre il rischio lungo il tragitto, può ambire a farlo anche al suo interno: dall’ingresso in portineria alla postazione di lavoro.
# I LIMITI DEI DATI E L’URGENZA DI UN MONITORAGGIO CONTINUO
I dati INAIL si riferiscono alle denunce presentate tra gennaio e novembre 2025 e fotografano l’andamento dei casi segnalati, non necessariamente riconosciuti o chiusi. È un’informazione preziosa, ma parziale. Mancano – in questa sede – la distribuzione per settori, la gravità degli eventi, il dettaglio per età, genere, anzianità di servizio. Proprio per questo il monitoraggio deve essere continuo, con letture mensili e stagionali. Le oscillazioni in regioni piccole possono essere il frutto di pochi eventi in più o in meno. Ma quando gli scostamenti rispetto alla media nazionale si ripetono, l’eccezione smette di essere rumore e inizia a somigliare a un segnale.
# LA POSTA IN GIOCO PER IL 2026
Il 2026 si apre con una lezione chiara per il Molise: 1.315 denunce in 11 mesi, +5,1% sul 2024, a fronte di un Paese quasi fermo (+0,4%). È un differenziale che interpella imprese, parti sociali e istituzioni. La sicurezza non è un costo; è un moltiplicatore di produttività, fiducia e reputazione. Il calo degli infortuni in itinere (-0,5%) indica che il rischio si può governare: con scelte concrete, quotidiane, misurabili. La domanda, a questo punto, è semplice e cruciale: vogliamo che il 2026 resti un anno di allarme o diventi l’anno della svolta? La risposta sta nelle decisioni che si prendono adesso, nei cantieri e negli uffici, nei magazzini e nei laboratori, nelle strade che portano al lavoro e nei corridoi dove il lavoro accade. Perché la differenza, spesso, è nella somma di mille piccoli gesti: una procedura rispettata, un dispositivo indossato, un turno organizzato meglio, una segnalazione ascoltata. E 54 denunce in più possono tornare a essere 54 incidenti evitati.
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